Il Tirreno

Livorno

Gli sfrattati irrompono in Municipio

Juna Goti
La protesta degli inquilini “precari”
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La protesta degli inquilini “precari”

Due famiglie ospiti in albergo per una settimana. «E poi dove andremo?»

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 LIVORNO. Alla fine l'emergenza è esplosa. Quella di chi non ce la fa più ad arrivare a fine mese. Quella di chi, dopo il lavoro, ha perso anche la casa. Ieri mattina due famiglie sono state sfrattate da un appartamento privato in via Bicchi, a Ardenza: non pagavano l'affitto da mesi, da quando lo stipendio è diventato un optional.  Così nei corridoi del Comune è scoppiato il caos: moglie e marito marocchini, le loro due figlie di tredici e due anni, i parenti con altri tre bimbi piccoli hanno raggiunto le porte del salone consiliare accompagnati da Daria Faggi, dell'Unione Inquilini, e da una cinquantina di "vicini precari" che prima di Natale perderanno la casa.  Cartelli di protesta, clacson, grida: i vigili urbani hanno fermato l'ingresso del gruppo nel salone e poco dopo una delle donne sfrattate (in convalescenza dopo un recente intervento di angioplastica al collo) si è sentita male. Si è accasciata a terra, è stata soccorsa dal presidente del consiglio comunale e medico, Enrico Bianchi, e poi trasportata all'ospedale in ambulanza.  «Ho sempre lavorato in porto, al cantiere - racconta il marito, Abdelhak Elfaitouri, in Italia da nove anni - mi occupavo della pulizia delle navi, ma qualche mese fa ho perso il posto. La mia ditta è fallita: ha riaperto con un altro nome e cambiato tutti i dipendenti. Non siamo più riusciti a pagare l'affitto a fine mese». Con lui la figlia tredicenne. Ha ancora lo zaino in spalla: studia alle scuole medie di Ardenza. Davanti al taccuino del cronista cerca di aiutare il padre facendogli da interprete.  Nell'atrio che precede la sala del consiglio arriva subito l'assessore al Sociale, Gabriele Cantù, che assiste alla protesta delle famiglie e al soccorso della giovane mamma visibilmente scosso. Un po' con la faccia di chi non sa davvero a che santo votarsi.  I due uomini che hanno perso la casa e l'assessore si riuniscono per qualche minuto in una delle stanze di palazzo Civico per cercare almeno una soluzione tampone. Il risultato è che le due famiglie marocchine saranno ospitate per una settimana in albergo a spese del Comune. Ma dopo? Per ora - e Cantù non lo nasconde - c'è il niente.  Il punto è che di situazioni come quella esplosa stamani in pieno consiglio comunale ce ne sono a decine: sessanta, solo considerando gli sfratti notificati in città negli ultimi due mesi. Cosa accadrà quando i vigili urbani suoneranno alle altre porte? Tutti gli sfrattati saranno ospitati temporaneamente in albergo? «Il prossimo mercoledì - racconta Veronica Bernardini, 29 anni, altra inquilina precaria - saremo sfrattati anche noi. Vivo con mio marito Said, e i nostri tre bimbi di dieci mesi, tre, undici anni. Poi ci sono mia mamma e mia nonna, che è invalida al cento per cento. Viviamo in un appartamento che si affaccia su piazza Cavallotti».  «All'inizio - continua - pagavamo 450 euro al mese, poi il canone è salito a 481. Abbiamo smesso di versare l'affitto nel 2008: mio marito lavorava per una ditta che faceva tubazioni del gas. Quando ha perso il posto sono arrivati i problemi». Cosa chiedono, ora, queste famiglie al Comune? «Sappiamo - chiude Veronica Bernardini - che la situazione è drammatica, ma le soluzioni ci sarebbero. Perché non attrezzare subito qualche capannone o le caserme dismesse? Basterebbe riscaldarle e portare dei lettini. Siamo disposti a stare tutti insieme fino a quando sarà necessario. Tutte le famiglie sotto sfratto. Altrimenti il sindaco chieda aiuto alla protezione civile: ci sono prefabbricati o strutture mobili in cui sistemarci?».

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di Redazione web