Il Tirreno

Livorno

Kutufà: assumeremo trenta precari

Anna Cecchini
La protesta dei precari di Livorno Sviluppo nei giorni scorsi a Palazzo Granducale
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La protesta dei precari di Livorno Sviluppo nei giorni scorsi a Palazzo Granducale

«Grande attenzione per l'occupazione». Ma 15 lavoratori di Livorno Sviluppo resteranno a casa

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 LIVORNO. «Rivendico di aver sempre prestato una particolare attenzione ai problemi dell'occupazione». Il presidente della Provincia Kutufà, dopo le proteste dei precari della Provincia Livorno Sviluppo - società in house dell'ente provinciale i cui dipendenti sono destinati a perdere il posto di lavoro - non ci sta a sentirsi accusare di disinteresse verso le sorti occupazionali di queste persone. «Da quando, sei anni fa - prosegue Kutufà -, ho assunto la carica di presidente, in Provincia ci sono state 144 assunzioni, 56 progressioni verticali e c'è stata una forte politica di consolidamento delle attività precarie, con l'assunzione di tutti i precari diretti e la trasformazione a full-time dei contratti part-time. Si tratta di numeri importanti, se si considera che i dipendneti globali dell'ente si aggirano sulle 400 unità. Inoltre, a ridosso del termine degli Apt, abbiamo consolidato tutti i precari che lavoravano nel servizio di promozione turistica in qualità di dipendenti della Provincia. Sfido a trovare altri enti pubblici che abbiano portato avanti una politica occupazionale del genere».  Quanto alle polemiche sui concorsi indetti dall'ente, Kutufà chiarisce: «le persone devono aver chiaro che, come prevede la legge, all'ente si accedede per concorso. Chi pensa che non avvenga questo sbaglia».  Nonostante gli sforzi che la Provincia ha fatto per continuare a garantire posti di lavoro, alcuni tagli sono previsti. «Negli ultimi tempi le normative nazionali - prosegue il presidente - hanno tagliato in modo consistente le risorse a disposizione delle pubbliche amministrazioni. Con una circolare del primo novembre è stata la segretaria nazionale della Fp Cgil ad annunciare che nel 2011 si prevede di perdere altri 150mila posti di lavoro nelle pubbliche amministrazioni. Con tutta la buona volontà la Provincia di Livorno non può restare completamente esclusa da questi tagli». Anche perché l'ente da tempo sta rilevando un decremento delle entrate, sopratutto quelle derivanti dai guadagni per l'immissisone nella rete nazionale dell'energia elettrica proveniente da grandi attività come acciaierie di Piombino e industria Solvay, che hanno diminuito la produzione, e dalle immatricolazioni delle auto, che come noto hanno avuto un decremento intorno al 25-30%.  «È ovvio che un ridimensionamento delle entrate - dice ancora Kutufà - e i tagli previsti a livello nazionale si traducano in un minore spesa anche per il settore del personale».  Il presidente però chiarisce che dei 45 dipendenti di Provincia Livorno Sviluppo circa una trentina saranno "riassorbiti" dall'ente tramite varie forme di contratto. «Visto che dal prossimo anno - dice Kutufà - entra in vigore una legge secondo cui potrà essere assunto un dipendete per ogni cinque entrati in pensione, abbiamo velocizzato lo svolgimento di molti concorsi ed entro la fine dell'anno assumeremo 18 persone, 8 delle quali della Livorno Sviluppo. Inoltre, altri 12 dei 45 precari dell'inhouse, saranno assunti tramite la stessa attività di cui deve occuparsi quel soggetto, ossia i procedimenti per arrivare a vincere bandi comunitari. Faccio presente che questa è una manovra azzardata, visto che non siamo sicuri di vincere quei bandi, ma ugualmente ci assumiamo la responsabilità di assumere queste 12 persone».  Infine altri 10 precari della Livorno Sviluppo saranno stipendiati per i prossimi quattro anni - fino alla fine del 2014 - ricorrendo ai fondi sociali europei. «Non è un'assunzione fissa - dice Kutufà - ma certo si dà una prospettiva di lavoro per altri 4 anni, in attesa che la situazione migliori. Considerando che in passato avevamo già stabilizzato 12 persone di Provincia Livorno Sviluppo, alla fine diamo la possibilità di proseguire l'attività lavorativa a circa il 70% dei dipendenti di quel soggetto. Non è la totalità dei dipendenti, ci rendiamo conto, ma ci sembra un risultato importante, frutto di un impegno e di un'attenzione straordinaria ai problemi del lavoro che rivendico di aver avuto».

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