Gioco
Il vescovo: Livorno mia, rialzati
Mauro Zucchelli
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IL VESCOVO ARCHITETTO. A sinistra: ad una conferenza sugli anziani in Camera di Commercio. Sopra: a bordo di una motovedetta della Capitaneria Prg portuale, casa, lavoro, famiglia: la strigliata del monsignore-architetto
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LIVORNO. Difficile trovare un vescovo che, in una lettera alla gente della sua città (anche a quella più lontana dalle sacrestie), si prenda la briga di iniziare partendo dal "Vernacoliere" anziché dai grandi santi o dalla Bibbia. Difficile: anche perché quelle locandine del giornale satirico così poco clericale riguardavano proprio lui, il vescovo pisano, che apre la missiva scherzando: «La Madonna non è scappata e i livornesi non sono diventati musulmani». Insomma, invece di nascondere l'inflessione pisana, l'ha messa in piazza fin dal primo momento ed è diventato un primo legame fra «allegri scambi di battute». La lunghissima "lettera ai livornesi" - pubblicata dal giornale diocesano "La Settimana" sotto il titolo "Una storia nuova" - non è affatto un mazzolino di convenevoli a tre anni dall'inizio del suo episcopato a Livorno: c'è molta voglia di partecipare alla costruzione della città. Nessuna sventagliata di citazioni bibliche ma i valori ecclesiali sono la filigrana che lo porta a prendere di petto i temi civici. A viso aperto: non ripete esplicitamente l'invito a far decollare «un nuovo Rinascimento», come ha detto in passato, però è quello l'orizzonte quando parla dell'ambizione di Livorno come «città ideale».
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