Il Tirreno

Livorno

La provincia di Livorno al quinto posto in Italia per incidenza sulla popolazione

Aids, record di sieropositivi Nel 2010 registrati 40 nuovi casi

Da sinistra Lavazza, Sani, Pratesi e Ceccanti
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Da sinistra Lavazza, Sani, Pratesi e Ceccanti

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LIVORNO. In aumento il numero di cittadini contagiati dall'Aids che decidono di curarsi presso i servizi Asl. Nella giornata mondiale contro il terribile virus, l'azienda sanitaria rende noti i dati relativi al numero di nuovi contagi registrati negli ultimi 12 anni. Se nel 1999 a Livorno si sono registrati 14 nuovi infettati dal virus dell'Hiv, la cifra è salita anno dopo anno. Fino ad arrivare al 2010, anno in cui l'Asl ha già registrato 40 nuove infezioni. Un dato preoccupante, visto che Livorno con il tasso del 4,4 si piazza al quinto posto, insieme a Ravenna, tra le province italiane per incidenza della malattia (ossia quantità di nuovi infettati ogni 100mila abitanti). «Dal 1985 ad oggi - spiega Spartaco Sani, direttore dell'Unità operativa di malattie infettive - il numero globale di casi di Aids a Livorno, compresi i decessi, è 536, che sono pazienti residenti a Livorno e provincia e notificati come infettati dall'Asl 6 o presso altre strutture sanitarie». Al moemento l'Unità operativa di malattie infettive ha in cura 430 pazienti, che almeno una volta all'anno si fanno visitare (l'85% è in terapia). «I nuovi sieropositivi - prosegue Sani - arrivati al reparto dal'99 ad oggi, sono stati 331, 243 maschi e 88 femmine. Ad ammalarsi sono soprattutto residenti del capoluogo (156 persone), mentre in provincia si sono registrati 83 casi, 32 da zone fuori provincia e 60 casi di extracomunitari. Questo dato che riguarda gli stranieri è più elevato rispetto alla media nazionale».  Come sono stati contagiati questi 331 soggetti? Tramite rapporti eterosessuali il 60,4%, per via omo-bisex il 27,8% e il 10,3% a causa di tossicodipendenza.  Molte le iniziative che l'Asl 6 mette in campo per prevenire il contagio da Hiv. «Una fascia molto a rischio per l'infezione - spiega Fioretta Pratesi, responsabile educazione alla salute per l'Asl - sono i ragazzi da 16 a 24 anni, ecco perché, insieme all'associazione P24 Lila, facciamo iniziative mirate nelle scuole. L'anno scorso abbiamo coinvolto oltre 4mila studenti. I ragazzi credono erroneamente che con le cure moderne dall'Aids si possa guarire, non è così e anche le cure hanno effetti collaterali pesanti, come l'incidenza di tumori, malattie cardiovascolari e demenza precoce. Facciamo anche una campagna destinata alle donne, per l'uso consapevole, senza provare nessuna vergogna, del profilattico». Anche Martina Ceccanti, dell'associazione P24, sottolinea l'importanza di campagne di prevenzione che non facciano calare il silenzio su una malattia che continua a diffondersi.  «Non è possibile abbassare la guardia - dice Luca Lavazza, direttore sanitario dell'Asl 6 -, è importante prroseguire nele campagne di sensibilizzazione, per arrivare ai ragazzi e anche alle persone adulte, che rappresentano una larga fetta dei malati». A.C.

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