Gioco
Musica e riflessioni Bobo Rondelli spopola durante l'autogestione
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A sinistra Bobo Rondeli allarrivo alla scuola, sopra mentre canta e a destra davanti agli stduenti 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Lo sguardo basso, una sigaretta in bocca e tanta timidezza nel rispondere alle domande di quelle centinaia di ragazzi che lo considerano un idolo. Perché lui idolo non si sente. Così gli è parso strano che lo applaudissero con tanto fervore, come si applaude un personaggio noto dello spettacolo. Un mito. «Nella vita ho fatto di tutto per non essere un mito. Più che altro ho raccattato l'affetto della gente, senza voler diventare un idolo. Che poi vorrebbe dire essere Gigi Balla, magari vincente, ma pur sempre tale». Ossia il simbolo della solitudine. Il "Bobo Rondelli-pensiero" ieri mattina è esploso nella palestra dell'Isis Niccolini Palli, dove gli studenti sono in autogestione da giovedì. Sono stati i ragazzi ad invitare il cantautore, dopo che nei giorni scorsi hanno incontrato un volontario di Emergency e il sindaco. Hanno voluto coinvolgere il loro beniamino nella protesta e ottenere da lui un po' di allegria con le sue canzoni, ma anche qualche riflessione sul futuro della scuola e della cultura in genere e su come Bobo vive la città di Livorno e le sue contraddizioni. «Fanno bene a contestare - dice Rondelli -, anche solo perché, al di là di ogni rivoluzione, per questi ragazzi è un modo per conoscersi ed entrare in contatto fra loro, senza la presenza ufficiale dei professori. Ricordo ancora la prima autogestione a cui ho partecipato io. Era il '78 e un compagno di scuola organizzò un corso su Bob Dylan, per me è ancora un bel ricordo». Bobo è intervenuto anche sul fatto che molti gruppi musicali di giovani contestano la carenza di spazi per fare musica. «È giusto che in città - spiega - si trovino luoghi adatti per suonare, ma stiamo attenti che i musicisti hanno sempre problemi di ego. Se uno vuol fare musica davvero, il posto dove suonare lo trova. D'estate basta andare sul mare, girare per le strade entrare in contatto con la gente. È anche un modo per raccogliere un sorriso dalle persone». Perché è questo che il cantautore considera importante, non certo essere l'idolo dei suoi fan. Ecco perché gli è parsa strana l'accoglienza entusiasta dei ragazzi del Niccolini-Palli. «Sarebbero bello che si liberassero dei miti - conclude -. Ho fatto di tutto per non esserlo, perché a me interessa l'affetto della gente, non l'essere guardato come un esempio». A.C.
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