Gioco
La stazione è finita fuori servizio
Pasquale Napolitano
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A sinistra: il display per la pubblicità funziona il tabellone degli orari no. Sopra, invece, il tabellone che nel sottopasso segna ormai da tempo la partenza con destinazione Grosseto alle 17,60... Nella foto a destra uno di quelli fuori servizio Bacheche degli orari vuote, tabelloni spenti nel sottopassaggio e idranti ko
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LIVORNO. Turista, studente o lavoratore, se decidi di spostarti in treno il tuo viaggio potrebbe regalarti un brutto ricordo: la stazione di Livorno. Tante infatti le mancanze: la struttura e l'ambiente circostante non riescono assolutamente a celare uno scenario di degrado e abbandono. E così, dall'ingresso principale al sottopassaggio, si vive un'esperienza a dir poco surreale. Prima fatica da affrontare: trovare posto per la propria auto (restando calmi). Mentre all'ingresso del parcheggio a pagamento lampeggia la scritta libero, in piazza Dante regna il caos: poche strisce pedonali, auto in doppia fila, aree per disabili o bus sempre occupate. E il problema si presenta anche per chi arriva su due ruote: per moto e bici è stato riservato uno spazio al coperto (non del tutto, visto che l'acqua può facilmente infiltrarsi attraverso le quattro fessure della struttura coprente) sempre sovraffolato e occupato da veri e propri "rottami". In questa zona biciclette e scooter «cannibalizzati» sono praticamente ovunque (e con loro pietre, lastroni, immondizia, caschi e carrelli). Entrando poi in stazione - non dall'ingresso principale perché transennato sia dall'interno che dall'esterno - si possono ammirare i locali che dovrebbero essere affittati ad attività commerciali, ma che da tempo sono sfitti e abbandonati. E se si contatta il numero di cellulare che accompagna la scritta "Affittasi", risponde una voce maschile: «Non sono più nel gruppo ferroviario, io non c'entro nulla e non so chi se ne occupa». Si può anche comodamente fare il biglietto ai soli due sportelli (su sei) aperti. E, dopo aver obliterato, l'ultimo passo da fare è raggiungere il binario giusto: forse la fase più complicata. Se si tratta del primo nessun problema, ma se il treno da prendere parte da uno degli altri sei il viaggiatore è costretto a scendere nell'ostile sottopassaggio. Un tunnel (imbrattato di scritte in ogni angolo) dove il servizio d'informazione è praticamente inesistente: le bacheche in cui dovrebbero essere indicati arrivi e partenze sono vuote. Inoltre sui tabelloni neri dove dovrebbero scorrere le specifiche di ogni viaggio ci sono da tempo fogli bianchi con una bella scritta «fuori servizio» (la stessa scritta è rintracciabile sulle vetrinette degli idranti anti-incendio all'ingresso); solo uno indica (sempre) una partenza: binario 7, un treno per Grosseto alle "17,60". Ma niente paura, gli schermi piatti su cui passano in continuazione diversi spot sono sempre attivi e la qualità delle immagini è ottima. Il sottopassaggio termina in via Masi. Qui la situazione non migliora: carrelli abbandonati, sporco e cabina dei cavi elettrici semi-aperta. Anche sulle banchine dei vari binari il passeggero di turno rischia di fare qualche strano incontro: una cabina telefonica senza telefono, due pali di ferro a sorreggere praticamente nulla, binari occupati da cartone e oggetti vari.
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