Gioco
Iniziato il procedimento contro una maestra della elementare “D’Azeglio”
«Offese gli ebrei in classe» Sotto processo per vilipendio
Luciano De Majo
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Dall’alto, la scuola elementare D’Azeglio, il giudice Antonio Del Forno e il pubblico ministero Gianfranco Petralia3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Ha detto frasi terribili contro la religione ebraica, che ho saputo dai bambini e dai loro genitori. Per questo ho deciso di denunciarla». Quella di Luna Mosseri, 62 anni, maestra in pensione, è stata una deposizione sofferta. Davanti al giudice Antonio Del Forno, ha ricostruito la storia che ha portato alla denuncia - e all'arrivo al processo - di Cinzia Viviani, cinquant'anni, anche lei insegnante elementare, accusata di vilipendio alla religione ebraica. Il luogo dove il fatto sarebbe avvenuto è la scuola elementare "D'Azeglio", il periodo è la fine dell'anno scolastico 2006-2007. Ieri, in aula, oltre a Luna Mosseri, che in questo processo è parte civile insieme all'Unione delle comunità ebraiche, hanno parlato in molti. Dalla dirigente scolastica Gianna Valente a tre madri di altrettanti ragazzi, ai ragazzi stessi che, pur quattordicenni, hanno dimostrato di avere buona memoria ricordando perfettamente i fatti e le frasi che la maestra imputata avrebbe pronunciato. Che fra Mosseri, insegnante di matematica e scienze di religione ebraica, e Viviani (lettere e religione) non corresse buon sangue è emerso da molte testimonianze. La parte civile ha spiegato che «il rapporto con le colleghe è sempre stato ottimo», ma gli stessi ragazzi, allievi di tutte e due le insegnanti, hanno parlato di elementi di tensione fra le due docenti, legati probabilmente anche alla questione dei rapporti fra religioni differenti. Nell'aula del tribunale sono risuonate, così, frasi pesanti alternate a luoghi comuni ormai entrati nella letteratura dell'antisemitismo. «Ci diceva che gli ebrei non hanno voglia di lavorare e per questo non fanno niente il sabato», ha detto Mattia, uscito dalla "D'Azeglio" nel 2007. Ancora più precisa la sua compagna Beatrice: «Una volta arrivai a casa piangendo perché disse in classe che gli ebrei erano tutti stupidi, altrimenti non si sarebbero fatti uccidere in massa». Lorenzo, anche lui 14 anni, ha invece ricordato che «la maestra Cinzia diceva che la maestra Luna perdeva tempo per spiegare la sua religione». E altri concetti inquietanti sono stati ripetuti dalle madri di questi giovani, che su richiesta di Luna Mosseri hanno anche messo per scritto alcune dichiarazioni. Talmente inquietanti che lo stesso giudice Del Forno è arrivato a chiedere ad alcuni testimoni il motivo per il quale i genitori non si fossero rivolti direttamente al dirigente scolastico, se davvero certe cose sono state dette in classe. Ecco alcune frasi che l'imputata avrebbe pronunciato durante le sue lezioni, citate durante le testimonianze: «Gli ebrei sono l'essenza della stupidità», «L'ebraismo è una religione inutile perché insegna a piangere vicino a un muro» oppure «Gli ebrei sono un popolo di ladri», e ancora «Si lamentano dello sterminio ma ne hanno ammazzati pochi». L'imputata, difesa dall'avvocato Alberto Uccelli, ieri è rimasta in silenzio, scuotendo però la testa in modo assai eloquente davanti alle deposizioni dei testimoni. La parte civile, assistita dall'avvocato Angela Acconci, ha anche ricordato che «a marzo 2007 la maestra Viviani mi chiese di organizzare una visita alla Sinagoga sapendo la mia fede». E ciò avvenne: i ragazzi della quinta A di quell'anno ebbero modo di conoscere il tempio ebraico di piazza Benamozegh. Ma proprio alla fine di quell'anno scolastico, ci fu il patatrac. «Io andai a parlare con la dirigente scolastica - ha detto Luna Mosseri - che cercò di minimizzare la situazione. Provai anche a parlare con monsignor Paolo Razzauti». E la dirigente scolastica Gianna Valente ha confermato la sua volontà di non ingigantire il caso: «Volevo svelenire il clima. Dissi alla maestra Mosseri che affermare che gli ebrei erano ricchi, in fondo, non voleva dire che erano ladri. E questo, a quanto mi risultava, aveva detto Cinzia Viviani». Alla fine dell'udienza il pubblico ministero Gianfranco Petralia ha modificato il capo d'imputazione nei confronti di Cinzia Viviani, aggiungendo al vilipendio della religione anche la diffamazione della collega Mosseri.
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