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Maitresse ma non eroina Che tristezza il sesso in vendita
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L'apologia compiaciuta del bordello è una debolezza tutta maschile, spesso ammantata di alibi letterari. Nostalgica per chi visse all'epoca delle case chiuse, solo ammiccante per i più giovani che comunque di bordelli moderni, case d'appuntamenti o vetrine del sesso a cielo aperto, continuano ad andare a caccia. Niente di male, per carità, a voler raccontare in chiave vernacolare la signora Sitrì, un personaggio che comunque ha fatto parte delle nostra storia, si è arricchita sulle debolezze degli uomini incapaci di amare ma capaci di comprare e sulla debolezza delle donne che non sapevano o non potevano guadagnarsi da vivere se non con il loro corpo. Una commedia è una commedia, ha licenza di non essere "politicamente corretta", mettere in scena un vecchio casino non è un delitto, faranno ridere le gag tra avventori e signorine, è una bella trovata quella di tornare a trovarle dopo tanti anni, ormai attempate eppure sempre grintose. Un delitto sarebbe invece perdere di vista, distratti dalla fiction, il grigiore che nella realtà, di ieri e di oggi, avvolge il sesso a pagamento. Sempre, ovunque. Nel distretto a luci rosse di Amsterdam come a Bombay o a Cuba, nei salotti finto borghesi delle escort come sulla strada, quando si comprano le donne e quando si comprano gli uomini, e che cattivo esempio quel gigolò di mezza tacca nella casa del Grande Fratello... Grigio, triste, il sesso a pagamento è umiliante più per chi compra che per chi vende. I clienti delle case di tolleranza di un tempo potevano illudersi di far parte di un club dove oltre a qualche bevuta, un sigaro, due chiacchiere, c'erano a disposizione anche le donne, pronte per la consumazione. Oggi almeno non ci sono odori di cipria e vivaci maitresse a mistificare il mercato della carne. Chi compra compra, chi vende vende. Ed è sempre una sconfitta. C.G.
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