Il Tirreno

Livorno

Le ultime otto "case" degli anni Cinquanta

Tra via della Posta e via degli Avvalorati la zona rossa

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 LIVORNO. I maschi più anziani la mappa ce l'hanno ancora impressa nella memoria. Dalla fine della guerra al 1958, anno della chiusura definitiva, a Livorno le case chiuse erano otto.  Poca cosa rispetto alle diciotto sparse negli anni Trenta soprattutto nella zona del porto, tra via dei Mulini, via San Francesco, via delle Commedie, ma quanto bastava per cullarsi ancora nell'illusione di poter comprare rapporti sessuali ma anche amore, amicizia e complicità in quei recinti dove le differenze tra i due sessi erano nette, gli uomini clienti o comunque avventori, le donne in vendita. Ma dove si trovavano queste ultime otto oasi della prostituzione camuffata da occasione mondana che la legge Merlin spazzò via definitivamente?  Quello della Sitrì era il bordello più elegante. E si trovava in piazza Mazzini, a qualche metro da dove ora c'è il ristorante La Parmigiana, in una palazzina tuttora in piedi e abitata. Gli altri avevano nomi quanto mai neutri, niente che evocasse supermercati dell'eros.  Si chiamavano La Vetrata, L'Isolotto, La Polveriera, Lo Spunzoni, Mondiale (detto P.Novecento), Palmerina.  Erano tutti più o meno nella stessa zona, tra via della Posta, via degli Avvalorati, via dei Lavatoi, via dell'Angelo. Le sorelle Catarsi si trovavano in piazza Giovine Italia ma nel 1945 vendettero la licenza alla Sitrì che poi aprì il suo villino in piazza Mazzini. Una red-zone di altri tempi, che ha trovato spazio anche negli scritti di Curzio Malaparte, Aldo Santini, Gustavo Maria Padiglione.

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di Redazione web