Gioco
I due chili di droga arrivavano dal Costa Rica. Anche Bonfigli è accusato di detenzione e spaccio
Giro di cocaina, quattro gli arrestati
Lara Loreti
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INDAGA LA PROCURA. Una foto del Palazzo di giustizia Perquisizione della finanza a casa di Brondi: hashish e pipe nel microonde
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LIVORNO. Un asse della coca che dal Costa Rica arriva dritto a Livorno. Una grossa partita di droga destinata al mercato locale che sarebbe stata venduta almeno a 5mila euro di più al chilo rispetto al prezzo iniziale. E pare che non sia la prima volta che dal paese del centro America quantitativi ingenti di stupefacenti arrivano in città. «Roba buona, con un 70% di principio attivo... Qui gira coca più scadente». Così avrebbero detto al momento dell'arresto i due livornesi, in manette per il giro di cocaina scoperto dalla Finanza. Gli arresti fatti nell'ambito dell'inchiesta per ora sono quattro. L'imprenditore livornese Luca Brondi, 37 anni, e Giampaolo Bonfigli, 33, livornese anche lui (di Antignano) ma residente in Costa Rica, sono accusati di detenzione spaccio e cessione di droga. Poi ci sono due stranieri, acciuffati dalle fiamme gialle vicino Bologna. Si tratta di Max Ubeda Morales, 20 anni, del Costa Rica, studente di ingegneria, considerato il corriere della grossa partita di cocaina, e di un colombiano sui 30 anni, Over Guerrero Guzman, che vive in Costa Rica. Quest'ultimo sarebbe uno dei destinatari delle bottiglie di polvere bianca arrivate in Italia attraverso le valigie di Morales. Il colombiano non sarebbe un soggetto nuovo in città: pare che abbia avuto dei legami col mercato livornese della cocaina. Ma questo punto è ancora al centro delle indagini. La consegna. La roba era in bottiglie di whisky e rhum costaricane ben confezionate, riempite per pochi centimetri di liquido e per il resto di coca, protetta da una patina di plastica. Due delle confezioni, contenenti un po' meno di due chili di roba, sono state recapitate in città. Come accertato dalla Finanza, il corriere costaricano è arrivato in volo a Bologna. Da lì, secondo l'accusa, è venuto in treno in città, tenendosi in contatto telefonico con Bonfigli che era con Brondi: a loro avrebbe dovuto consegnare le due bottiglie. I tre hanno deciso di incontrarsi tra la Baracchina bianca e l'Accademia. Bonfigli si sarebbe fermato lì con la sua Clio bianca mentre Brondi lo avrebbe seguito in scooter. Quando è arrivato il corriere, Bonfigli (che lo aveva riconosciuto dalla descrizione del look fatta al telefono) lo ha invitato a salire nella sua auto. È a quel punto che sono entrati in azione i finanzieri, che hanno fermato i tre. Pipe e marija nel microonde. La perquisizione della finanza a casa di Brondi, a Montenero basso, ha portato al ritrovamento di pipe per tirare la cocaina, un po' di hashish e un po' di marijuana trovate nel forno. Niente di particolare invece a casa di Bonfigli, ad Antignano. Per ora gli avvocati difensori dei due, rispettivamente Marco Talini e Matteo Dinelli, preferiscono non intervenire. I due legali hanno preparato la richiesta di scarcerazione, ma per ora aspettano a presentarla. In base a quanto appreso, Brondi e Bonfigli si conoscevano da poco. Un mercato fiorente. Dalle indagini emerge un quadro di Livorno città "fertile" quanto a consumo di coca. I due kg di roba, che avrebbe fruttato migliaia di dosi, secondo le prime ipotesi investigative sarebbero stati in parte trattenuti dagli arrestati, e per la maggior parte venduti, forse all'ingrosso, a un prezzo maggiore. Ma questo punto è ancora oggetto di indagine. In più, pare che oltre ai due arrestati, ci siano altre persone attive nel giro di cocaina. All'attenzione degli investigatori, anche una ragazza, sui 30 anni, ben inserita nel giro, che farebbe da mediatrice, presentando fra loro pusher e consumatori. Una pista ancora da sviluppare. Il caso è seguito dalla pm Antonella Tenerani.
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