Il Tirreno

Livorno

L’emozione dei protagonisti

«Quel grande scrittore ci fa riflettere sulla storia»

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 LIVORNO. Sembra che il ricordo di Garibaldi e le emozioni che lo spettacolo scritto da Camilleri, questa tavola rotonda che fa spettacolo ma anche riflettere, abbia stretto in un abbraccio intellettuale tutti i protagonisti di questa impresa che fa del teatro un luogo per la storia.  Alessandro Benvenuti, attore e regista fiorentino di grande sensibilità, capace di quella comicità tenera che lo caratterizza fin dai tempi dei tempi dei Giancattivi ma anche di quella spietata capacità di raccontare umane debolezze che i suoi fan ricordano in classici come Benvenuti in casa Gori, è stato un Giuseppe Bandi perfetto, toscanaccio e brontolone ma anche fiero intellettuale e convinto garibaldino. Pronto, nel testo di Camilleri, a interrogarsi sulle contraddizioni italiane che nascono proprio da lì, dal Risorgimento. «Un testo geniale - dice Benvenuti - e del resto Camilleri è un grandissimo autore. Io lo seguo da sempre e mi spiace di non averlo potuto incontrare ma andrò a trovarlo a Roma. L'idea di spingerci a riflettere sull'unità d'Italia, sul fatto che da quel momento il sud in realtà si è impoverito, è bellissima. Come quella di far ricordare a Bandi che una volta proclamato il regno l'esercito garibaldino fu sciolto, i garibaldini non ebbero nessun riconoscimento, abbanodonati a se stessi. E molti divennero briganti».  Roberto Scarpa, che ha curato anche la sobria messa in scena, è fiero di aver riportato in scena Bianciardi: «Un grande personaggio e un bellissimo testo. È davvero tempo di capire che il Risorgimento va riscritto, che bisogna capire quanto dietro a quella bandiera, simbolo di unità, esistano ancora tante divisioni».  Un concetto che si riassume nell'introduzione del professor Iacono. Lui il testo l'ha letto prima di tutti, è stato lui a convincere il suo amico Camilleri a scriverlo proprio per Livorno. «Dello spettacolo mi è piaciuta la sobrietà minimalista, l'invito pacato a riflettere. Viviamo in un'epoca senza memoria, o con memoria posticcia, ed è ora di ricominciare a guardarsi indietro. perché un popolo che non sa guardarsi indietro non può avere futuro».

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di Redazione web