Toscana
L'obesità si vede dalla tiroide
Gian Ugo Berti
Convegno all'Accademia con gli endocrinologi
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LIVORNO. Tiroide ed obesità sono sempre più in stretta correlazione. Quest'ultima è inoltre in costante espansione (10% della popolazione nei Paesi industrializzati), tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce un'"epidemia". L'argomento sarà al centro di un importante convegno nazionale oggi in Accademia Navale. Interverrà, tra gli altri, il dottor Daniele Barbaro, responsabile della sezione di Endocrinologia agli Spedali Riuniti. Aprirà i lavori, l'ammiraglio comandante Pierluigi Rosati. L'endocrinologo - dirà Barbaro nel suo intervento - rappresenta l'attore principale, in un contesto plurispecialistico, nella gestione del paziente obeso. Tre i motivi: seppur raramente l'obesità presenta una causa endocrina, non riconoscerla può portare a danni importanti. Di per sé, tale condizione può condurre ad affezioni endocrine e metaboliche, quali ovaio policistico, sindrome metabolica e diabete mellito. Può indurre, inoltre, anomalie nel dosaggio di alcuni ormoni e dunque "simulare" una situazione endocrina. Oltre allo studio in queste direzioni, occorre affrontare il problema della cura. Il trattamento è dunque di tipo endocrinologico nei rari casi di secondarietà endocrina, mentre sarà di tipo dietetico e comportamentale nelle altre situazioni. Terapie mediche sicure ed efficaci, concluderà Barbaro, appaiono sostanzialmente assenti e la scelta chirurgica può invece trovare indicazione in casi d'obesità grave e refrattaria. Al convegno interverranno anche Paolo Vitti dell'università di Pisa e Carlo Cannella di Roma.
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