Toscana
Dietro l’angolo spunta il mondo a parte
Lontano da tutti ma a due passi dalla città. Tra affittacamere, osterie, bed & breakfast, quando lo sviluppo strizza l'occhio al villeggiante. Alla scoperta del turismo verde
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LIVORNO. Ci si potrebbe accontentare di descriverlo come un “mondo a parte”. Non la crederesti una tentazione o una scorciatoia: semmai un dato di fatto, prima geografico che psicologico. Il contachilometri non sbaglia quando ti racconta che, dall’incrocio con via Byron che porta al santuario, ci sono 1700 metri: meno che fra il binario 4 della stazione ferroviaria e la fermata Atl sul Voltone. Sia chiaro, i metri potrebbero essere anche cento o un milione: da quassù Livorno è un fantasma. Non si vede, in mezzo c’è la gobba della collina montenerese: l’unico legame è il bus 14 che per 14 volte al giorno fa la spola con La Rosa.
E non si è vicini nemmeno a qualcos’altro: Valle Benedetta e Quercianella sono un “altrove”, idem Gabbro, Castiglioncello, Colognole. Via, lontano da ipermercati e addirittura scuole, parrocchie, farmacie, banche, poste. Il buio sta oltre la siepe, il mondo pure (anche se il fascino del mattone si sente anche qui: le case sono spuntate ovunque come funghi, più delle antenne kolossal). Lontano dalla frenesia. Eppure la via del Poggio che sale da Montenero sbuca lì a Castel d’Oreto. Eppure il centro sociale, anziché raggomitolarsi su sé stesso e il proprio piccolo mondicino antico, è diventato negli anni la calamita anche per anziani in arrivo da altri pezzi di città a costo di farsi la trasferta in bus.
Per paradossale che possa sembrare, il cambiamento ha il volto verde: una differenza in più rispetto a una città fatta di porto, industria, mare. Verde perché qui fa capolino il Parco dei Monti Livornesi: i fogli della Provincia - mappe, istruttorie, delibere - dicono che esista dal ’99. Lo proverebbero, così si dice, alcuni segnali stradali e una sbarra che stoppa le auto sul sentiero che sale al sacrario dei partigiani. A dirla tutta, però, gli unici che si sono mossi sono stati alcuni operatori economici che hanno provato a scommettere sull’agriturismo: l’hanno fatto in una città in cui l’agricoltura, nella torta della ricchezza prodotta, rappresenta una fettina che non arriva al 2%.
Forse neanche i livornesi sanno che tra un mare di vie che finiscono in “accio” (del Castellaccio, dei Colombacci, dei Fondacci...) si nascondono piccole oasi del relax. Paradisi del vivere e del mangiar bene, con i cartelli che parlano soprattutto inglese, francese e tedesco. Venendo su dal versante quercianellese, all’altezza del Castel Sonnino, si incontrano campeggi, agriturismo oppure bed & breakfast. Il primo si chiama camping Collina 1: dopo «wilkommen» e «bienvenus» ci sono prati, giochi e strutture stagionali pronti ad accogliere un centinaio di vacanzieri. Più avanti Erba di Campo, I Cinque Lecci, I Livelli: si possono affittare camere o appartamenti, andare a cavallo, fare trekking, scampagnate, giri in mountain bike. L’obbligo è lo stesso: lasciare a casa l’orologio.
Perché in questi piccoli angoli sperduti nel parco delle colline il tempo ha le sue leggi. Scorre lento: coccola e quasi stordisce chi nell’orecchio ha sempre clacson e agende da rincorrere. Alcuni affittacamere sono ben in vista nella piazzetta principale: come Il piccolo paradiso di Orestina, quasi un’istituzione. Altri (i più) sono nascosti all’occhio dei livornesi, ma attrezzatissimi quando c’è da spalancare le porte al popolo di internet. Toscana, vino, mare, olive: basta promuovere il paesaggio da cartolina in due o tre lingue e i turisti (soprattutto inglesi e tedeschi) anche se lo sponsor non è Siena cliccano sulla finestra dell’e-mail.
E non si è vicini nemmeno a qualcos’altro: Valle Benedetta e Quercianella sono un “altrove”, idem Gabbro, Castiglioncello, Colognole. Via, lontano da ipermercati e addirittura scuole, parrocchie, farmacie, banche, poste. Il buio sta oltre la siepe, il mondo pure (anche se il fascino del mattone si sente anche qui: le case sono spuntate ovunque come funghi, più delle antenne kolossal). Lontano dalla frenesia. Eppure la via del Poggio che sale da Montenero sbuca lì a Castel d’Oreto. Eppure il centro sociale, anziché raggomitolarsi su sé stesso e il proprio piccolo mondicino antico, è diventato negli anni la calamita anche per anziani in arrivo da altri pezzi di città a costo di farsi la trasferta in bus.
Per paradossale che possa sembrare, il cambiamento ha il volto verde: una differenza in più rispetto a una città fatta di porto, industria, mare. Verde perché qui fa capolino il Parco dei Monti Livornesi: i fogli della Provincia - mappe, istruttorie, delibere - dicono che esista dal ’99. Lo proverebbero, così si dice, alcuni segnali stradali e una sbarra che stoppa le auto sul sentiero che sale al sacrario dei partigiani. A dirla tutta, però, gli unici che si sono mossi sono stati alcuni operatori economici che hanno provato a scommettere sull’agriturismo: l’hanno fatto in una città in cui l’agricoltura, nella torta della ricchezza prodotta, rappresenta una fettina che non arriva al 2%.
Forse neanche i livornesi sanno che tra un mare di vie che finiscono in “accio” (del Castellaccio, dei Colombacci, dei Fondacci...) si nascondono piccole oasi del relax. Paradisi del vivere e del mangiar bene, con i cartelli che parlano soprattutto inglese, francese e tedesco. Venendo su dal versante quercianellese, all’altezza del Castel Sonnino, si incontrano campeggi, agriturismo oppure bed & breakfast. Il primo si chiama camping Collina 1: dopo «wilkommen» e «bienvenus» ci sono prati, giochi e strutture stagionali pronti ad accogliere un centinaio di vacanzieri. Più avanti Erba di Campo, I Cinque Lecci, I Livelli: si possono affittare camere o appartamenti, andare a cavallo, fare trekking, scampagnate, giri in mountain bike. L’obbligo è lo stesso: lasciare a casa l’orologio.
Perché in questi piccoli angoli sperduti nel parco delle colline il tempo ha le sue leggi. Scorre lento: coccola e quasi stordisce chi nell’orecchio ha sempre clacson e agende da rincorrere. Alcuni affittacamere sono ben in vista nella piazzetta principale: come Il piccolo paradiso di Orestina, quasi un’istituzione. Altri (i più) sono nascosti all’occhio dei livornesi, ma attrezzatissimi quando c’è da spalancare le porte al popolo di internet. Toscana, vino, mare, olive: basta promuovere il paesaggio da cartolina in due o tre lingue e i turisti (soprattutto inglesi e tedeschi) anche se lo sponsor non è Siena cliccano sulla finestra dell’e-mail.
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