Il Tirreno

Livorno

L’INTERVENTO

E da cattolico mi chiedo: ma la laicità dov'è?

Davide Cecio

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 Ho seguito con grande interesse la polemica seguita alle dichiarazioni di Mons. Razzauti sulle unioni civili, l'ho seguita in diretta su Telecentro apprezzandone il contesto da cui poi è seguita una odiosa quanto illiberale polemica e l'ho seguita sulle pagine de Il Tirreno dove ho letto le precisazioni e gli interventi dei lettori.  Non entro nelle questioni di merito, non mi compete, ma vorrei fare una riflessione di metodo che mi sembra preminente e discutibile. Leggo che rispettabilissimi esponenti del mondo cattolico impegnati in politica chiedono conto al Vescovo delle dichiarazioni del suo Vicario.  Mi domando se per un cattolico politicamente impegnato sia necessario un intervento dottrinale oppure non debba rifarsi ad un principio caro, ad esempio a De Gasperi, il cui Partito delle Libertà si ispira nel proprio agire, che è quello della laicità o meglio del laicismo della politica. Vedete chi ha frequentato certi ambienti presto impara il valore dell'agire strumentale, un agire mai fine a se stesso ma che muove da un retro pensiero, che io ritengo desueto, di condizionare l'attegiamento di un elettorato cattolico che, cito un recente sondaggio Demos-Eurisko: per il 74% degli intervistati invoca maggior autonomia dei nostri parlamentari rispetto al tentativo della Chiesa di intervenire sul processo legislativo e che per il 53% degli elettori dello stesso Pdl giudicava sbagliata la nota impegnativa ai politici cattolici che la Conferenza episcopale aveva licenziato nel 2007. Piuttosto mi interessa capire da cattolico che nella propria Fede e nell'aiuto proprio di Don Paolo ha trovato ardimento nella ricerca di una spiritualità consapevole, nonostante le prove che la vita ci presenta in forme diverse, come la Chiesa del nuovo secolo si confronta con i problemi della modernità senza rinunciare al proprio credo ma cercando di mettersi in ascolto.  L'impressione che troppo spesso se ne ricava è l'idea di una Chiesa sempre più circoscritta dentro le mura della propria dottrina senza guardare alle nuove dinamiche che una società in continuo divenire richiede. La percezione che chi frequenta anche le parrocchie ha è sempre più di uno scostamento tra la dottrina sociale della Chiesa, la sua morale e il normale agire di chi si dice credente su temi importanti come la sessualità, o la famiglia appunto.  Mi domando dunque se non si debba ringraziare preti coraggiosi che non a caso hanno respirato l'ispirato dialogo interreligioso di Ablondi, o il portato culturale di personaggi come mons. Angeli che non rinunciano a porre questioni su cui il dialogo e il confronto devono unire non separare. Gli integralismi e soprattutto gli opportunismi non aiutano anzi creano sempre più disagio in seno al mondo cattolico che rischia di ripiegarsi anch'esso in un agire ottuso e conservatore.  Mai come oggi la secolarizzazione della nostra società chiede alla Chiesa di mettersi in ascolto e per citare un altro rivoluzionario della Chiesa mons. Martini che certamente meglio di me rappresenta un cattolicesimo ispirato e riformista "La modernità non è una cosa astratta. In verità ci siamo dentro, ciascuno di noi è moderno se vive autenticamente ciò che vive. Non è questione di tempi. Il problema è essere realmente presenti alle situazioni in cui si vive, essere in ascolto, lasciare risuonare le parole degli altri dentro di sé e valutarle alla luce del Vangelo". Coraggio dunque e per dirla alla Don Paolo "lasciate gli ormeggi e non abbiate paura di prendere il largo".

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