Il Tirreno

Livorno

C'è una multinazionale che non scappa Prysmian cresce e assume

Cristiano Meoni
Gabriele Imparato direttore dello stabilimento di Livorno del gruppo Prysmian
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Gabriele Imparato direttore dello stabilimento di Livorno del gruppo Prysmian

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LIVORNO. C'è una multinazionale che non scappa ma che investe e assume. E' la Prysmian, la ex Pirelli Cavi, 140 dipendenti nella fabbrica del Picchianti: una rarità fra le tante aziende che chiudono e licenziano. Ed è corroborante parlare con il giovane direttore, Gabriele Imparato, 39 anni, figlio di un primario ospedaliero, visitare gli ambienti lindi e organizzati, constatare la folta presenza di giovani negli uffici: significa che esiste un'alternativa al declino industriale. Ed è la Prysmian ad indicarla: «Reinventarsi. Stare sui prodotti ad alto valore aggiunto. Dimostrare, con i fatti, che a Livorno si può fare qualità ed efficienza, coinvolgendo i dipendenti».  Prysmian produce cavi e sistemi per l'alta e altissima tensione. Nel gruppo, presente in 39 Paesi con 56 sedi e 12mila dipendenti, lo stabilimento di Livorno è riuscito a ritagliarsi un ruolo strategico: la produzione degli accessori che danno il valore aggiunto, quel tocco in più, ai sistemi per l'alta tensione che Prysmian installa in tutto il mondo: «Con i nostri giunti e terminali in Epdm è stato energizzato il villaggio olimpico di Pechino. Pensi, ci sono stati ordinati a gennaio 2008 e in 40 giorni li abbiamo forniti. I nostri tempi sono la metà di quelli ddei concorrenti cinesi».  La fabbrica di via dell'Artigianato è un po' la sartoria del gruppo, la boutique della multinazionale: è il fiore all'occhiello che dà valore alla giacca. Una svolta maturata nel 2007, quando il gruppo ha deciso di focalizzare l'attenzione sugli accessori staccandoli dalla produzione generale, dopo che lo stabilimento negli anni addietro era stato più volte sul punto di chiudere. Molteplici i problemi ereditati dalla precedente fase, tra cui un elevato tasso di assenteismo: «Era sopra il 10%, motivando i lavoratori siamo riusciti ad abbassarlo al 2,5%. I livornesi hanno un pessimo carattere ma sono persone più intelligenti della media».  Nominato il nuovo direttore, lo stabilimento di Livorno Mare (per distinguersi da quello di Livorno Ferraris, provincia di Vercelli) è riuscito a conquistare una relativa autonomia gestionale: una propria struttura ingegneristica, la direzione acquisti. Dai 22 milioni di fatturato del 2007 si è passati ai 28 del 2008, per poi tornare ai 21 del 2009 e ai 22 del 2010. Ma quel che è più significativo è che «i margini sono aumentati, il nostro Ebitda è triplicato e ora lo stabilimento produce utili». E il gruppo ci crede, al punto da ipotizzare altri investimenti. «Nel 2008 è stata realizzata una nuova linea produttiva a 400 kiloVolt, nel 2009 è stato raddoppiato il laboratorio elettrico, che può operare fino a 600 kiloVolt. E ora siamo pronti al grande passo: abbiamo liberato gli spazi per installare una nuova linea produttiva, che farà parte del piano industriale 2011-2013». Un investimento importante anche per le ricadute occupazionali: «Ci consentirà di stabilizzare tutto il personale che abbiamo e anche di assumere all'esterno. Pensiamo di crescere di una ventina di unità, da 140 a 160 dipendenti».

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