Sicurezza
Bellabarba denuncia il comitato
Juna Goti
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Bellabarba nell’ex cava, con il vicesindaco e alcuni membri del comitatoI titolari dell'ex Cava contro il divieto piazzato dai residenti: «È una prepotenza»
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LIVORNO. I proprietari dell'ex cava del Monte La Poggia, destinata a diventare una discarica, vanno in Procura. O meglio ci tornano. Qualche settimana fa - dopo le proteste del comitato antirifiuti - la famiglia Bellabarba si era rivolta ai magistrati per chiedere di interrompere il blocco che impediva il passaggio dei camion. E anche di identificare i manifestanti posizionati all'angolo tra via della valle Benedetta e via del Limoncino. «Non ci fanno lavorare - avevano ripetuto i privati - eppure abbiamo tutte le autorizzazioni».
La questione si era poi infiammata: gazebo di protesta, raccolta firme record (quasi ottomila no all'impianto), delibere taglia-rifiuti in consiglio comunale e provinciale, trattative fiume con gli enti locali per cercare di sciogliere un nodo sempre più intricato. Nel mezzo anche una conferenza stampa del procuratore: «La situazione è sotto controllo, non c'è alcun blocco dei mezzi diretti alla cava».
Ma lo scontro è andato avanti. Nelle ultime ore i Bellabarba hanno presentato un nuovo esposto alla Procura della Repubblica per chiedere di verificare la regolarità della cartellonistica installata dagli abitanti lungo la via (di uso pubblico, ma di natura privata) che porta all'impianto. In particolare il tondo rosso che vieta il transito dei camion superiori ai 35 quintali. «Secondo i nostri avvocati - riferisce Paolo Bellabarba - questi cartelli sono illegali. Ci siamo rivolti di nuovo alla Procura dopo avere chiesto un intervento del Comune. Per molto tempo abbiamo cercato di dialogare con i manifestanti, ma ormai i rapporti si sono incrinati: noi ci stiamo muovendo dentro alla legge, dall'altra parte c'è chi risponde solo con la prepotenza».
Ma dal fronte del comitato rispondono per le rime: «Non stiamo bloccando con la forza alcun mezzo, stiamo solo facendo rispettare un divieto». Così da due giorni - e con ogni probabilità anche nei prossimi - i camion di Bellabarba raggiungono via del Limoncino e si fermano: abitanti e proprietari chiamano la Digos, che poi identifica tutti. «Stiamo facendo i nostri passi - chiude Bellabarba - perché poi non si dica che il blocco non è mai esistito».
Ma il nodo del contendere ora ruota intorno al cartello di divieto che è stto installato in via del Limoncino dopo un'assemblea dei frontisti: è regolare oppure serviva comunque l'autorizzazione del Comune? Questa è solo la prima delle cinque domande che ieri il Tirreno ha rivolto a Palazzo Civico: se il cartello è in regola, chi deve provvedere a sanzionare le eventuali infrazioni? In caso contrario deve essere rimosso? I frontisti hanno commesso un illecito amministrativo sanzionabile? La polizia municipale effettuerà un sopralluogo nella zona? Le risposte non sono però arrivate.
Così, per chiarire la vicenda, non ci resta che rimetterci alla lettera di risposta inviata l'8 ottobre dal comando dei vigili urbani a Rosaria Scaffidi, portavoce del comitato. Lettera che ci era stata consegnata ieri mattina. «L'intervento della polizia municipale - si legge nella lettera a firma di Riccardo Pucciarelli - presuppone l'esistenza di una segnaletica stradale da far rispettare, la cui materiale collocazione compete ad altro soggetto che deve autorizzarla con idonea ordinanza». Il documento in questione spiega inoltre che la cartellonistica è valida anche in assenza del timbro del Comune, purché esista, appunto, l' ordinanza: è il caso dei cartelli presenti da anni in via del Limoncino, ma non di quelli appena posizionati dai residenti. E in tarda serata arriva la conferma del vicesindaco Cristiano Toncelli: «Non esistono autorizzazioni per quel cartello».
La questione si era poi infiammata: gazebo di protesta, raccolta firme record (quasi ottomila no all'impianto), delibere taglia-rifiuti in consiglio comunale e provinciale, trattative fiume con gli enti locali per cercare di sciogliere un nodo sempre più intricato. Nel mezzo anche una conferenza stampa del procuratore: «La situazione è sotto controllo, non c'è alcun blocco dei mezzi diretti alla cava».
Ma lo scontro è andato avanti. Nelle ultime ore i Bellabarba hanno presentato un nuovo esposto alla Procura della Repubblica per chiedere di verificare la regolarità della cartellonistica installata dagli abitanti lungo la via (di uso pubblico, ma di natura privata) che porta all'impianto. In particolare il tondo rosso che vieta il transito dei camion superiori ai 35 quintali. «Secondo i nostri avvocati - riferisce Paolo Bellabarba - questi cartelli sono illegali. Ci siamo rivolti di nuovo alla Procura dopo avere chiesto un intervento del Comune. Per molto tempo abbiamo cercato di dialogare con i manifestanti, ma ormai i rapporti si sono incrinati: noi ci stiamo muovendo dentro alla legge, dall'altra parte c'è chi risponde solo con la prepotenza».
Ma dal fronte del comitato rispondono per le rime: «Non stiamo bloccando con la forza alcun mezzo, stiamo solo facendo rispettare un divieto». Così da due giorni - e con ogni probabilità anche nei prossimi - i camion di Bellabarba raggiungono via del Limoncino e si fermano: abitanti e proprietari chiamano la Digos, che poi identifica tutti. «Stiamo facendo i nostri passi - chiude Bellabarba - perché poi non si dica che il blocco non è mai esistito».
Ma il nodo del contendere ora ruota intorno al cartello di divieto che è stto installato in via del Limoncino dopo un'assemblea dei frontisti: è regolare oppure serviva comunque l'autorizzazione del Comune? Questa è solo la prima delle cinque domande che ieri il Tirreno ha rivolto a Palazzo Civico: se il cartello è in regola, chi deve provvedere a sanzionare le eventuali infrazioni? In caso contrario deve essere rimosso? I frontisti hanno commesso un illecito amministrativo sanzionabile? La polizia municipale effettuerà un sopralluogo nella zona? Le risposte non sono però arrivate.
Così, per chiarire la vicenda, non ci resta che rimetterci alla lettera di risposta inviata l'8 ottobre dal comando dei vigili urbani a Rosaria Scaffidi, portavoce del comitato. Lettera che ci era stata consegnata ieri mattina. «L'intervento della polizia municipale - si legge nella lettera a firma di Riccardo Pucciarelli - presuppone l'esistenza di una segnaletica stradale da far rispettare, la cui materiale collocazione compete ad altro soggetto che deve autorizzarla con idonea ordinanza». Il documento in questione spiega inoltre che la cartellonistica è valida anche in assenza del timbro del Comune, purché esista, appunto, l' ordinanza: è il caso dei cartelli presenti da anni in via del Limoncino, ma non di quelli appena posizionati dai residenti. E in tarda serata arriva la conferma del vicesindaco Cristiano Toncelli: «Non esistono autorizzazioni per quel cartello».
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