La protesta
Le bandiere non ci disturbano
Luciano De Majo
La gente stupita dal clamore: «Pensino ai vetri rotti»
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LIVORNO. «Lo sai che ieri ho visto il mio asilo in tv? C'era lo scivolo...». Gli occhietti furbi di Sara fanno capolino dall'abbraccio nel quale stringe il padre che l'ha appena prelevata dall'asilo. «Eh, sì - conferma Flavio, il babbo - quelle riprese l'hanno davvero colpita. Le bandiere? Guardate, non so chi le abbia mai notate. A dir la verità, il fatto che questo sia un luogo storico andrebbe valorizzato un po' di più. Non perdiamo tempo con polemiche strane».
E' un coro. Il leit motiv della giornata. Tanto alle 8,30 del mattino, quando i genitori arrivano, depongono in fretta e furia i piccoli al nido e alla scuola d'infanzia e poi fuggono al lavoro, quanto alle 3 del pomeriggio, quando tornano con un po' di tempo in più e allora si concedono per qualche secondo. Quelle bandiere, almeno a sentir loro, non hanno mai dato fastidio a nessuno.
Giornata lunga, quella di ieri. La giornata dell'arrivo dell'ispettore del ministero, la giornata di fotografi e cameramen appostati nei dintorni del vecchio teatro, pronti a carpire storie, aneddoti, coriandoli di livornesità verace espressa da un popolo che con quei simboli appesi a garrire alle folate del greco-levante di ieri ha avuto un rapporto tutto particolare. Vincenzo Pastore, presidente della Pubblica assistenza, che abita lì a pochi passi dall'asilo, ci fa una grassa risata: «Ma davvero vogliono togliere quelle bandiere? Qua siamo al di là del bene e del male, non credo valga neppure la pena di rispondere».
Le bandiere sono bersagli strategici per gli obiettivi di chi passa: macchine fotografiche e telefonini si scatenano. «Sai com'è, se le tolgono un ricordo voglio che mi resti», sorride un giovane. Mentre un altro signore, che si chiama Bruno e dichiara fiero i suoi 82 anni, ricorda quando «là dentro c'erano le baracche». «Io abitavo proprio qui, con le finestre che si affacciano sulla via dei Floridi - prosegue - e ora che c'è un asilo quale problema ci sarà mai per queste bandiere? Dopotutto, i bambini entrano dalla parte opposta, mi sembra proprio un caso che non sta né in cielo e né in terra». Ecco un altro livornese che sfreccia sullo scooter e che si sofferma un attimo. Giusto il tempo per gridare ai cronisti: «Siete tutti di Berlusconi, eh?», mentre a bordo di un "apino" carico di cianfrusaglie si presenta Fabrizio Trinca, ex pugile e da sempre militante comunista. «Lo sapete di chi è la prima firma sulla Costituzione italiana? Di Umberto Terracini - grida - e di che partito era? Della Lega?». Poi è il turno delle bici. Gabriele, pensionato dell'Eni, ha fatto il geologo in tutto il mondo. «Sono venuto a vedere dov'è questo scempio - dice - e tutto questo mi fa ridere. C'è anche una bandiera della pace sopra il vecchio teatro: quando vivevo a Pavia e ne misi una sul mio balcone, un vicino commentò che in quella casa doveva abitarci un comunista. Ma perché: solo i comunisti tengono alla pace?». Altro ciclista, ma di tutt'altro stile, un uomo con felpa a strisce orizzontali bianche e blu. Procede lento. «Aspettate, aspettate, che gli ispettori arrivano», dice senza cambiare il ritmo della pedalata.
In effetti ha ragione: gli ispettori, anzi l'ispettore, arriva davvero. Se ne sta dentro un'oretta, poi esce e dice quello che dice: poco, pochissimo. Tocca ai genitori esprimersi, al momento dell'uscita dei bambini, quando il personale dell'asilo tiene i giornalisti accuratamente fuori dal giardino della scuola. «Io sono indignato che si faccia una polemica su questa vicenda - dice Selvaggio Casella - perché si vuole per forza creare un altro caso Adro, ma qui è tutto diverso. E non è giusto che i nostri figli siano assediati dalle telecamere».
Tre giovani madri, Valeria Canaccini, Federica Cornaglia e Chiara Mori Ubaldini, non scherzano affatto quando dicono che «se è venuto un ispettore siamo contente: speriamo abbia visto i vetri rotti, questi sono i problemi». «Non c'entra la politica, c'entra la storia - dice invece Doriano Cassarri, pronto a uscire dall'asilo con la nipotina - perché queste bandiere ricordano un fatto di 89 anni fa. Io l'avevo detto in famiglia: faranno di tutto per trovare qualcosa di simile a Adro. Ecco, l'hanno fatto». Fra quelli impegnati nel mestiere di nonno, c'è anche l'avvocato Beppe Batini: «È una polemica senza senso. Pensino piuttosto alle scritte sui muri, al degrado, alla Fortezza Nuova così malmessa».
E' un coro. Il leit motiv della giornata. Tanto alle 8,30 del mattino, quando i genitori arrivano, depongono in fretta e furia i piccoli al nido e alla scuola d'infanzia e poi fuggono al lavoro, quanto alle 3 del pomeriggio, quando tornano con un po' di tempo in più e allora si concedono per qualche secondo. Quelle bandiere, almeno a sentir loro, non hanno mai dato fastidio a nessuno.
Giornata lunga, quella di ieri. La giornata dell'arrivo dell'ispettore del ministero, la giornata di fotografi e cameramen appostati nei dintorni del vecchio teatro, pronti a carpire storie, aneddoti, coriandoli di livornesità verace espressa da un popolo che con quei simboli appesi a garrire alle folate del greco-levante di ieri ha avuto un rapporto tutto particolare. Vincenzo Pastore, presidente della Pubblica assistenza, che abita lì a pochi passi dall'asilo, ci fa una grassa risata: «Ma davvero vogliono togliere quelle bandiere? Qua siamo al di là del bene e del male, non credo valga neppure la pena di rispondere».
Le bandiere sono bersagli strategici per gli obiettivi di chi passa: macchine fotografiche e telefonini si scatenano. «Sai com'è, se le tolgono un ricordo voglio che mi resti», sorride un giovane. Mentre un altro signore, che si chiama Bruno e dichiara fiero i suoi 82 anni, ricorda quando «là dentro c'erano le baracche». «Io abitavo proprio qui, con le finestre che si affacciano sulla via dei Floridi - prosegue - e ora che c'è un asilo quale problema ci sarà mai per queste bandiere? Dopotutto, i bambini entrano dalla parte opposta, mi sembra proprio un caso che non sta né in cielo e né in terra». Ecco un altro livornese che sfreccia sullo scooter e che si sofferma un attimo. Giusto il tempo per gridare ai cronisti: «Siete tutti di Berlusconi, eh?», mentre a bordo di un "apino" carico di cianfrusaglie si presenta Fabrizio Trinca, ex pugile e da sempre militante comunista. «Lo sapete di chi è la prima firma sulla Costituzione italiana? Di Umberto Terracini - grida - e di che partito era? Della Lega?». Poi è il turno delle bici. Gabriele, pensionato dell'Eni, ha fatto il geologo in tutto il mondo. «Sono venuto a vedere dov'è questo scempio - dice - e tutto questo mi fa ridere. C'è anche una bandiera della pace sopra il vecchio teatro: quando vivevo a Pavia e ne misi una sul mio balcone, un vicino commentò che in quella casa doveva abitarci un comunista. Ma perché: solo i comunisti tengono alla pace?». Altro ciclista, ma di tutt'altro stile, un uomo con felpa a strisce orizzontali bianche e blu. Procede lento. «Aspettate, aspettate, che gli ispettori arrivano», dice senza cambiare il ritmo della pedalata.
In effetti ha ragione: gli ispettori, anzi l'ispettore, arriva davvero. Se ne sta dentro un'oretta, poi esce e dice quello che dice: poco, pochissimo. Tocca ai genitori esprimersi, al momento dell'uscita dei bambini, quando il personale dell'asilo tiene i giornalisti accuratamente fuori dal giardino della scuola. «Io sono indignato che si faccia una polemica su questa vicenda - dice Selvaggio Casella - perché si vuole per forza creare un altro caso Adro, ma qui è tutto diverso. E non è giusto che i nostri figli siano assediati dalle telecamere».
Tre giovani madri, Valeria Canaccini, Federica Cornaglia e Chiara Mori Ubaldini, non scherzano affatto quando dicono che «se è venuto un ispettore siamo contente: speriamo abbia visto i vetri rotti, questi sono i problemi». «Non c'entra la politica, c'entra la storia - dice invece Doriano Cassarri, pronto a uscire dall'asilo con la nipotina - perché queste bandiere ricordano un fatto di 89 anni fa. Io l'avevo detto in famiglia: faranno di tutto per trovare qualcosa di simile a Adro. Ecco, l'hanno fatto». Fra quelli impegnati nel mestiere di nonno, c'è anche l'avvocato Beppe Batini: «È una polemica senza senso. Pensino piuttosto alle scritte sui muri, al degrado, alla Fortezza Nuova così malmessa».
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