Gioco
Da Adro a Livorno una guerra politica sulla pelle dei bambini
Cristiana Grasso
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Lispettrice Paola Biagioni (a sinistra) con lassessore Roncaglia 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Non è certo sul romantico castello in miniatura - quello che troneggia in una delle stanze dell'asilo e attorno al quale saltellano tre bambini - che sventola quella bandiera rossa. La bandiera dell'ennesima discordia che fuori, nel mondo degli adulti, ha scatenato la bufera. Un putiferio che fa parte dei giochi dei grandi e che ancora una volta passa sulla testa dei più piccini. Come è successo alla scuola elementare di Adro, provocatoriamente tappezzata di simboli leghisti e diventata un terreno di scontro ideologico che ben poco ha a che fare con pedagogia e didattica, anche a Livorno i ragazzini fanno da comparse in un film che non capiscono. Il centro per l'infanzia l'Alverare è assediato dalle telecamere, dai giornalisti, dai fotografi. Nel vento freddo volano tensioni, discussioni, i classici sintomi del "caso" da ribalta nazionale, tutti a caccia della maestra che esce un attimo per fumare una sigaretta e deve subito rintanarsi dentro, di genitori, di addetti alla mensa o alle pulizie. Una faccenda lontana anni luce dal mondo di bimbi che dentro, al calduccio, mangiano la pappa e non possono sapere perché c'è tanta agitazione. E chi sarà quella signora bionda con la cartella nera in mano che a fine mattinata viene a far visita, gira tra i giochi, parla con i grandi? L'ispettrice, sussurra qualcuno dei più "vecchi", quelli che hanno già cinque anni e lo sguardo vispo. Per il resto "dentro" non succede niente, per carità. Super tutelati i bambini, che certamente quella bandiera e quella lapide storica che se ne stanno sulla facciata dell'antico teatro San Marco, all'interno delle cui mura è stato ricavato l'asilo, nemmeno l'avranno mai notata, come del resto tanti genitori. Tutelati ma comunque, come gli alunni delle elementari di Adro, ingiustamente al centro di una querelle che porta beghe fatte su misura per diventare mediatiche in un luogo che dovrebbe essere esemplare, formativo e educativo. Invece ecco che improvvisamente quel luogo diventa "discutibile", i bambini perdono le loro certezze, le loro scuole inquadrate nei servizi dei tg, chiacchiere e chiacchiere sulle loro teste, e niente che serva al loro futuro. Bambini invisibili, come spesso accade, quando gli adulti hanno altro da fare.
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