Il Tirreno

Livorno

Unioni civili: l'intervento di Razzauti

Daniele Porciani
Monsignor Razzauti
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Monsignor Razzauti

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Illiberale chiedergli di giustificarsi per le proprie idee Molte delle reazioni scatenatesi dinanzi alle dichiarazioni di monsignor Razzauti, possibiliste verso un registro delle unioni civili, confermano l'alto tasso di illiberalita' che trasversalmente attraversa il mondo politico, anche livornese. L'atteggiamento e' anzi doppiamente illiberale perché cerca di appropriarsi o di chiedere conto a Razzauti di dichiarazioni che attengono al proprio diritto individuale d'espressione, dimostrando comunque dipendenza in politica dalle opinioni della Chiesa che riguardano invece i credenti (al pari di ogni altra fede). Compito della politica e delle sue emanazioni di governo, anche in sede locale, è invece, in ottica liberale, quello di garantire a tutti liberta' d'espressione. Gadi Polacco consigliere federazione dei liberali GENNARO CERUSO Ma parla a nome della Chiesa o sono solo sue opinioni? Siamo in democrazia e, quindi, anche monsignor Razzauti è libero di esprimere la propria opinione, cioè dire sì al registro delle unioni civili. Magari dovrebbe precisare, ogni volta, se parla a nome della Chiesa od a titolo personale. Comunque, una cosa è certa, anche la democrazia ha qualche difetto. Gennaro Ceruso ALBERTO ROSSI Vorrei sapere se il vescovo è d'accordo Gentile Razzauti, Ho letto l'articolo comparso sabato 16 ottobre sulla prima pagina del Tirreno. Molte tue riflessioni, rese pubbliche quale vicario del vescovo, sono condivisibili da chiunque. Le principali: «prima di tutto viene il rispetto.. ogni persona va rispettata: è la base della nostra convivenza», ma anche "gli integralismi non portano da nessuna parte", oppure "occorre saper amare..". Affermazioni che qualunque persona dotata di buon senso non può non condividere. Su una tua affermazione, invece, mi sorgono alcuni dubbi che vorrei fugare, in particolare quando dichiari di essere "pienamente d'accordo che ci sia un registro delle unioni civili" e ribadisci che lo consideri un "segno di rispetto per ogni persona". Il giornalista del Tirreno sottolinea che è il "vicario della diocesi per la città" ad esprimersi pubblicamente sulle cosiddette "unioni civili". Qualsiasi lettore (me compreso) è portato legittimamente a dedurne che questo sia anche il pensiero del Vescovo. Giusto? Questo è il dubbio che mi attanaglia. Considerata la tua vasta esperienza umana e sacerdotale, certamente non può sfuggirti il rilievo della questione. Qualora, invece, le tue idee sull'argomento fossero diametralmente opposte a quelle del Vescovo, non credi che dovresti porti il problema della compatibilità del tuo pur legittimo modo di pensare con il mantenimento della funzione di vicario che il Vescovo ti ha affidato confidando nella tua preziosa collaborazione? Attendo la tua gradita risposta. Alberto Rossi Comune di Fauglia DANIELE PORCIANI La Chiesa discute più dei politici e Livorno rischia di restare indietro Il fatto che un esponente ecclesiastico si sbilanci così tanto su un elemento di attualità come le coppie di fatto è sintomo di un dibattito interno alla chiesa, che a differenza di come crede qualcuno non è un'entità astratta distante anni luce dalla società - anche se a volte lo è stata - ma un nucleo poroso che assorbe i cambiamenti dalla società stessa. Le Unioni civili ormai sono uno stadio intermedio - ma non obbligatoriamente provvisorio - legato alla maggior articolazione della società: ho amici che vivono in Olanda ed in Spagna che, prima di fare un passo importante come il matrimonio, hanno scelto un'unione civile con la quale sono riconosciuti nella società come entità d'insieme e non più come singoli. In Italia, purtroppo, tutto questo non è possibile, seppur la società lo richieda. Senza fare un confronto con i maggiori paesi del continente Europeo, da cui noi livornesi usciremmo con le ossa rotte, in Italia altri territori, anche amministrati dal centro-destra, hanno deciso di sperimentare un registro di questo tipo, senza incorrere in "derive relativistiche". Oltretutto, in Italia certi strumenti privati sono già molto più avanti dello Stato e delle sue articolazioni: le assicurazioni sulla vita o sulla salute prevedono già il convivente come partner stabile dell'assicurato...senza dover avere per forza una normativa di riferimento. Ignorare una proposta del genere sarebbe un peccato, perché rischiamo ancora una volta di perdere un treno molto importante che ci porterebbe avanti.

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di Redazione web