Il Tirreno

Livorno

La mia vita fra ponce e caffè

Federica Scintu
Qui a fianco e accanto al titolo: Mauro Gabbrielli con alcuni amici al Uappala Beach
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Qui a fianco e accanto al titolo: Mauro Gabbrielli con alcuni amici al Uappala Beach

«In 58 anni dietro il bancone del bar ho visto di tutto: ora lascio»

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LIVORNO. Ha 68 anni portati benissimo, nonostante dal 1953 la sua vita l'abbia trascorsa dietro al bancone di un bar.  Mauro Gabbrielli, livornese doc, ha cominciato a 11 anni a preparare caffè e a versare da bere e da quel momento non ha più smesso.  Mai un ripensamento o la voglia di buttarsi in una nuova professione. Sono passati 58 anni e di banconi diversi Mauro ne ha visti più di dieci: ora fa il turno di notte al bar "Il Tramezzino", ma ha deciso che è giunta l'ora di smettere.  «Stando dietro ai banchi del bar ho imparato tutto quello che mi sono perso non andando a scuola, e forse anche di più - dice orgoglioso - però ho deciso di smettere perché sono davvero stanco. Farò il nonno a tempo pieno e mi godrò i miei affetti».  Mauro Gabbrielli racconta quanto fosse diversa la città cinquant'anni fa: «Lavorare al bar non era pericoloso come lo è ora. Prima non avevo paura, ora sì. Sono stato minacciato diverse volte, anche con un coltello. Non sono più disposto a rischiare per sei euro l'ora».

La sua carriera è cominciata nel bar "Divo Demi", in piazza Barriera Garibaldi. Ci ha lavorato fino all'età di 20 anni, poi il militare a Torino, unico stop nella sua lunghissima carriera. «Ora in quella piazza regna il degrado, la presenza di molti tossicodipendenti ne ha fatto uno dei principali luoghi di spaccio». Ma quegli anni giovanili non li ha cancellati dalla memoria: «E' dietro quel bancone che ho imparato i segreti del mestiere e da quel momento non me li sono più scordati. Professionalità e cortesia sono tutto nel mio lavoro», dice Mauro Gabbrielli.  Finito il militare, torna a Livorno e assieme alla fidanzata, che poi diventerà sua moglie, rileva il bar "Masino", di proprietà del padre di lei. Nel bar di via delle Galere, Mauro investe 40 anni della propria esistenza: i primi anni di attività sono stati uno dei periodi più felici della sua vita. «Avevo tanta voglia di fare, ero giovane e motivato. Aprire il bar ogni giorno alle 5 del mattino per chiuderlo all'una di notte non mi pesava, - dice Mauro - poi con mia moglie ci davamo il cambio. Credevamo nelle nostre possibilità».  All'improvviso, il tracollo.

Dopo 30 anni di fortuna, il bar "Masino" comincia a vacillare e Mauro è costretto a considerare l'ipotesi di vendere. Prova a resistere finché può, ma via delle Galere viene chiusa al traffico e i clienti sono sempre meno.  «Per salvare la mia attività, la notte lavoravo anche in un altro bar di via dei Terrazzini: l'ambiente non mi piaceva ma dovevo provare. Arrendermi al fallimento era troppo frustrante, - racconta - probabilmente se avessi venduto prima ci avrei guadagnato di più ma dovevo tentare il tutto per tutto».  Alla fine, però, è arrivata la resa e Mauro Gabbrielli ha dovuto cedere: «Ho venduto il mio bar a un marocchino e ora è un bar di marocchini», aggiunge. «I bar nascono come funghi - continua Mauro - tutti pensano che fare il barista sia facile e invece non ci si può improvvisare: bisogna farsi le ossa».  Da questo momento in poi per lui comincia la ricerca estenuante di un posto di lavoro: come barista, è ovvio. Nel settore trova solo "banconi temporanei", ma non sembra esserne dispiaciuto.  «L'idea di cambiare bar non è mai stata un peso per me - spiega - anche perché tendo a stufarmi quando faccio sempre le solite cose. Grazie a questo vagare di bar in bar ho conosciuto tante persone nuove e con alcune è nata anche una bella amicizia». 

Tra le esperienze più durature quella al bar dei Bagni Pancaldi e al "Uappala" del Calambrone. In tutto ci ha lavorato per 5 anni: qui Mauro si è dovuto confrontare con una clientela del tutto diversa da quella con cui era abituato a lavorare. «Sono un barista da battaglia e piuttosto che fare cocktail preferisco servire caffè e cappuccino a 200-300 persone. E' anche per questo che non ci ho lavorato per troppo tempo», dice Mauro.  Da 7 anni lavora al Tramezzino di viale Nievo: il fine settimana, dalle 11 di notte alle 7 del mattino, dietro il bancone c'è lui. Una vita difficile e spesso pericolosa che Mauro non è più disposto a fare.  «In questi 58 anni ho visto davvero di tutto: risse, rapine, gente stesa a terra nel pavimento ed è anche per questo motivo che ho deciso di smettere, - dice Mauro - non ho più l'età per fronteggiare queste situazioni. I carabinieri e la polizia passano ogni notte ma non basta. Ci vorrebbe una guardia fissa».  Dopo tutti questi anni dedicati a servire e ascoltare clienti di ogni tipo, Mauro si definisce quasi un "padre confessore": «Moltissime persone passavano le ore a raccontarmi i loro problemi e questa per me è stato uno degli aspetti più coinvolgenti del mio lavoro».  Dal 27 novembre Mauro Gabbrielli sarà ufficialmente in pensione, ma per tanti livornesi rimarrà il barista per eccellenza: quello che fa il ponce meglio di tutti.

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di Redazione web