Il Tirreno

Livorno

LA LETTERA

Serve un dibattito più ampio

Don Paolo Razzauti   vicario episcop. per la città

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Ultimamente sul Tirreno sono apparse lettere e giudizi sulla mia persona in conseguenza di alcuni miei interventi.  Ritengo sia mio dovere e diritto chiarire, spero una volta per sempre, il mio pensiero che è pienamente aderente all'insegnamento evangelico e della Chiesa.  Le persone che hanno scritto non mi conoscono direttamente o mi conoscono soltanto per aver letto alcune mie affermazioni. Non credo abbiano mai ascoltato una mia omelia o partecipato ad un incontro di catechesi da me tenuto: prima di esprimere giudizi su di una persona è necessario conoscere bene il suo pensiero, altrimenti il giudicare sul "sentito dire" o su ciò che appare, è soltanto farisaico.  Riguardo al famoso discorso sulla moschea, in un incontro religioso con la comunità senegalese, ho affermato che «tutti gli uomini, in ogni paese del mondo, hanno diritto ad avere loro luoghi di preghiera dignitosi ed accoglienti». Quindi sì a luoghi in Italia per i credenti di altre religioni, ma sì altrettanto alle chiese cattoliche in ogni Paese del mondo.  Riguardo al problema delle "unioni civili" debbo innanzitutto premettere che ero stato invitato da Telecentro per una trasmissione sui diritti civili: non avevo avuto dubbi a partecipare e mi ero preparato su tanti diritti che ogni persona deve avere anche a Livorno. Soltanto nel momento d'inizio della trasmissione ho saputo che la stessa avrebbe avuto come tema le "unioni civili" e non i "diritti civili". Non ho lasciato la trasmissione soltanto per rispetto agli altri ospiti.  E' evidente che in novanta minuti si fanno tante affermazioni che sono inserite in un contesto ben preciso ed in una discussione a più voci. Prendere soltanto una frase, per farne un effetto di richiamo, è troppo facile e non corretto.  Tengo a precisare che in detta trasmissione ho ribadito la validità del matrimonio e della famiglia, come fondamento della vita, facendo riferimento alla legge naturale. Ho altresì affermato che non si possono confondere questi valori con le unioni civili.  Ho affermato che su tutti i temi sono per il rispetto delle persone nelle loro diversità e scelte e credo più che negli integralismi nel dialogo e nel confronto.  Per questo vorrei invitare coloro che hanno scritto, a non usare il giornale come strumento di dialogo o di conflitto con una persona, ma a saper aprire un dialogo ed un confronto con la stessa: il risultato sarà che non c'è bisogno di scomunicarsi o distruggersi vicendevolmente, ma che pur restando nelle proprie idee ci si può incontrare, conoscere e rispettare nella diversità.  Riguardo alle "unioni civili" ho manifestato la mia opinione di attenzione, ma è evidente che sono in pieno accordo con quello che è l'insegnamento della Chiesa. Credo che su questo tema sia necessario un ampio dibattito, anche perché fino ad ora nelle città in cui è stato aperto il registro (vedi Pisa) non è che abbia avuto un grande successo.  D'altra parte il diritto privato già prevede tante cose. Riguardo a questo ci sarà la possibilità di un approfondimento in un prossimo convegno organizzato dalla Diocesi di Livorno.  D'altra parte mi vedo tirato in una "questio" politica, più che in una dimensione religiosa, ma ritengo altresì che la Chiesa abbia il diritto ed il dovere di poter esprimere il proprio parere su temi importanti e delicati.  A me, più che trattare certi temi, interessa predicare il Vangelo di Gesù, che non ha avuto timore di "sporcarsi" nel non condannare la donna peccatrice o nell'andare incontro ai lebbrosi. Il Vangelo che debbo predicare deve essere attento ai più poveri, ai più emarginati, a tutti coloro che hanno bisogno di una parola di speranza. Non è chiudendosi nelle nostre Chiese che potremo portare l'annuncio della Buona Novella alle persone, ma andando verso di loro, forse qualche volta, giudicati anche male dai "benpensanti".  A me interessa educare i giovani ed ogni persona a saper amare con gioia, perché,soltanto in conseguenza di un vero amore, potranno fare scelte consapevoli nella loro vita.  Tante sarebbero le cose ancora da dire, ma non voglio togliere altro spazio. Permettetemi di fare a tutti l'augurio che nella nostra città possa crescere la voglia di dialogare e confrontarsi in maniera serena, per costruire sempre più una società che abbia al centro il bene della persona.

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