Il Tirreno

Livorno

Giovane senegalese aggredito da un ubriaco lo salvano alcuni ragazzi

Alcuni giovani mentre trascorrono la serata in Venezia
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Alcuni giovani mentre trascorrono la serata in Venezia

È accaduto l'altra notte in viale Caprera: ferito alla testa da una bottigliata ha trovato rifugio in un locale

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LIVORNO. Sedu ha vent'anni, la pelle nera, una mano insanguinata e un passaporto senegalese che non vale un permesso di soggiorno. A salvarlo dalla vendetta di chi lo aveva appena aggredito e dai guai che avrebbe passato con la giustizia ci hanno pensato un gruppo di giovani e i proprietari di un locale in Venezia. Sedu, l'altra notte, passeggiava lungo viale Caprera con uno zaino sulle spalle. Vendeva accendini che si illuminano, collanine etniche e braccialetti che luccicano. In mezzo a pioggia e movida del venerdì è stato insultato, aggredito e infine colpito con una bottigliata in testa da un uomo probabilmente ubriaco. Lui si è difeso e ha reagito: ha colpito il suo aggressore con un pugno allo zigomo ed è scappato. Non c'è erano indifferenza e telecamere a filmare la scena avvenuta lungo i fossi, com'è successo nella tragedia alla stazione di Roma, ma sono bastati gli occhi della gente. Che hanno visto e hanno scelto di schierarsi dalla parte di Sedu.  «A Livorno - dice Andrea Ermini, presidente dell'associazione Four For Africa che si occupa anche di immigrazione - la comunità senegalese è una delle più integrate. Solo un paio di settimane fa un giovane senegalese ha fermato uno scippatore che aveva rubato la borsa a un'anziana, un'altra volta, tre ragazzi hanno sventato il furto di un motorino».  Stavolta la città ha restituito la cortesia e l'umanità. Così dalla furia della vendetta di un giovane in canottiera che gli dava la caccia, Sedu è stato protetto dai gestori di un locale: gli hanno aperto le porte e il pericolo è rimasto fuori, mentre un gruppo di ragazzi ha cercato di medicarlo e rassicurarlo per poi portarlo a casa, prima dell'arrivo dei carabinieri.  «Stavo passeggiando con lo zaino - racconta il giovane, agitato, seduto su una sedia con un fazzoletto a tamponare la ferita sulla mano destra - mi è venuto incontro e ha cominciato a insultarmi». Dal telefono del locale è una delle dipendenti con la maglietta rossa e il grembiule a fare il numero del 112. «Venite in viale Caprera c'è stata un' aggressione».  Fuori il ragazzo in canottiera ha continuato a fare avanti e indietro: il volto insanguinato e la maglietta zuppa d'acqua. «Fa così con tutti - racconta un'altra ragazza con gli occhi verdi guardando il marciapiede - è tutta la sera che cerca di attaccare briga, mi sa che ha bevuto troppo". Sedu, forse, ha avuto solo la sfortuna di essere, agli occhi dell'aggressore, la vittima migliore. «Ha continuato a provocarmi - prosegue - io cercavo di andare via, ma lui insisteva. Poi mi ha guardato, ha preso la bottiglia che aveva in mano e mi ha colpito. Io ho reagito e l'ho colpito».  Qualcuno guarda fuori, la maglietta zuppa di sangue e pioggia sembra sparita. «Sedu è meglio che andiamo prima che vengano i carabinieri, altrimenti rischi anche di passare qualche guaio». Quando in viale Caprera sono arrivate due macchine dei carabinieri il giovane senegalese era già lontano. I militari hanno trovato soltanto il ragazzo in canottiera, anche lui ha una ventina d'anni. E' stato denunciato per ubriachezza molesta. Sedu era già stato salvato.

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di Redazione web