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Livorno

Coppie di fatto, il caso Razzauti agita il mondo cattolico

Coppie di fatto, il caso Razzauti agita il mondo cattolico

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LIVORNO. Prende nuovamente quota la polemica sui diritti delle coppie di fatto, riaccesa da alcuni cattolici del Pdl che hanno contestato le parole pronunciate in una tv locale da monsignor Paolo Razzauti. Il vescovo Simone Giusti, al quale questi esponenti politici si sono rivolti, mantiene il silenzio. Non parla pubblicamente, ma si sa che ieri ha parlato con lo stesso Razzauti. Il risultato dell'incontro è la lettera scritta dal vicario episcopale per la città, che pubblichiamo integralmente qui a fianco.  Il professor Emanuele Rossi, cattolico, docente di diritto costituzionale alla Scuola Sant'Anna di Pisa, interpellato sull'argomento, premette che «un tema come questo richiederebbe ragionamento e approfondimento, non può essere terreno di semplice scontro politico». E, ripercorrendo i tentativi di introdurre elementi normativi per regolare la questione delle famiglie di fatto, ricorda l'ultimo, poi fallito per la caduta del governo Prodi, quando «i Dico rappresentavano una soluzione minimale rispetto, ad esempio, ai Pacs francesi: prevedevano meno diritti e meno doveri, alcuni maturavano dopo una convivenza di diversi anni».  Rossi ricorda anche la sentenza della Corte costituzionale che, pur bocciando l'idea dei matrimoni omosessuali, «ha ribadito che una forma di tutela delle coppie di fatto sarebbe necessaria». E rammenta, a questo proposito, anche l'apertura che la Conferenza episcopale toscana, concesse ormai sette anni fa in sede di valutazione dello Statuto della Regione. «Di fatto - dice il docente di diritto costituzionale - pur mantenendo netta la contrarietà alle coppie formate da persone dello stesso sesso, non escludeva la possibilità di tutela delle coppie costituite da un uomo e una donna». «Il punto - conclude Rossi - è che per la Chiesa ciò che deve essere tutelato e garantito è il matrimonio come sacramento: quando si scende nel matrimonio civile, ci si affida alla legislazione civile».  Fra le tante posizioni espresse nel mondo politico, spicca quella dell'Udc, partito da sempre impegnato nell'affermare il ruolo di erede della vecchia Dc. Secondo il coordinatore provinciale Luigi Coppola, le parole di Razzauti «non minano assolutamente la famiglia fondata sul matrimonio». «Il rispetto per la persona umana - dice l'Udc - è un principio assoluto e non negoziabile, che passa attraverso laccettazione delle opinioni altrui, anche in materia di diritti civili e non solo. Poi all'interno delle istituzioni ciascuno si muove come ritiene opportuno, infatti noi dell'Udc siamo stati in alcuni comuni da soli a votare contro il registro delle unioni civili». Secondo Coppola, dunque, Razzauti «non ha bisogno di giustificarsi, è ingeneroso che qualcuno chieda dei chiarimenti alle sue parole, quello che conta è il principio non negoziabile che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, come chiaramente affermato dall'alto prelato livornese e per quel riguarda il matrimonio in Chiesa indiscutibilmente con la condizione essenziale della fede».

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di Redazione web