Toscana
Casa in eredità, due poliziotti sotto processo
«Una parte del testamento è falsa» Il consulente conferma l'accusa
Luciano De Majo
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La casa di via della Meloria al centro del processo 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «La prima pagina del testamento ritengo l'abbia scritta la signora Amelia, la seconda no: secondo me è opera di qualcun altro che ha provato a imitarne la scrittura». Così Paolo Zanetti, consulente della Procura della Repubblica, ha sintetizzato il lavoro svolto sul testamento di Amelia Ghelardini, la donna morta a 94 anni nel 2008, per la cui eredità è in corso un processo. Gli imputati sono marito e moglie, Alessio Facchin e Catia Cioffi, entrambi poliziotti, accusati di falso per l'ormai discussa "seconda pagina" del testamento nella quale la signora Ghelardini afferma di voler lasciare ai coniugi la palazzina di via della Meloria, ad Antignano, dove lei viveva al primo piano e dove i due vivono tuttora, al piano terra. La difesa, rappresentata dagli avvocati Massimo Tuticci e Giulia Padovani, ha incalzato il consulente della Procura, che però è rimasto fermo sulle posizioni della conclusione del suo elaborato, per il quale c'è una netta differenza, riscontrata in mille particolari, fra le due pagine del testamento. L'esperto nominato dal pubblico ministero Paola Rizzo ha effettuato anche un'opera di comparazione con altri testi scritti dalla signora Ghelardini. Nella prossima udienza la difesa farà parlare il proprio consulente che è stato incaricato di elaborare le controdeduzioni alla consulenza di Zanetti. Le parti civili (i nipoti di Amelia Ghelardini) sono rimaste soddisfatte della deposizione di Zanetti, tanto da rinunciare all'ascolto del loro esperto grafologo. Ieri, però, hanno deposto anche altri testi: la badante della donna, Grazia Spampinato, il vicino di casa Mario Scarparo e la commerciante Vanna Vettori, che aveva un emporio a pochi passi dalla casa di Amelia Ghelardini. E' stata proprio lei a dire che «una volta Amelia mi disse che voleva lasciare la casa ai ragazzi», intendendo con "ragazzi" evidentemente Facchin e Cioffi, ma senza aggiungere particolari se il riferimento fosse all'intera palazzina o se soltanto al livello inferiore, dove la coppia aveva cominciato ad abitare pagando l'affitto alla stessa Ghelardini. «Se c'è una cosa per la quale si lamentava - ha detto ancora Vanna Vettori - era la solitudine. Non le piaceva star sola». «Era una donna forte, con un carattere risoluto e un po' particolare, Amelia - ha invece detto Scarparo durante il suo esame - di certo quando Alessio e Catia vennero ad abitare lì il suo umore migliorò molto». La badante, Grazia Spampinato, ha ricordato che «Amelia usciva con me a fare quattro passi, ero io che ne avevo la responsabilità» e ha anche detto che «i parenti si vedevano saltuariamente: ogni settimana facevano con me i conti per la spesa, ma avevano deciso di chiudere il frigorifero con la catena e il lucchetto perché la signora non mangiasse troppo».
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