Il Tirreno

Livorno

Rapine, arrivati rinforzi da Firenze

Lara Loreti
A sinistra il questore Bruno D’Agostino e a destra la polizia intervenuta sulla rapina a Sirio Savi in via san Martino In basso il colpo di mercoledì alla Cassa di risparmio del Monte di Lucca
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A sinistra il questore Bruno D’Agostino e a destra la polizia intervenuta sulla rapina a Sirio Savi in via san Martino In basso il colpo di mercoledì alla Cassa di risparmio del Monte di Lucca

Il questore: «Indagini serrate, importante la rete sociale dei cittadini»

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LIVORNO. Una ventina di rapine in poco più di un mese. Colpite banche, supermercati, tabaccherie, farmacie, studi medici e persino privati cittadini, cercati e trovati in casa dagli aggressori. In quasi tutti i casi, i banditi erano armati di pistola, in tre il rapinatore ha sparato, ferendo le vittime. Il questore Bruno D'Agostino rassicura i cittadini: «Ho chiesto e ottenuto rinforzi. Tenere gli occhi aperti». Il questore evidenzia il lavoro costante e serrato della Squadra mobile per acciuffare i rapinatori e fermare l'ondata di colpi. Come si sta muovendo la polizia per contrastare questo fenomeno? «Ho già chiesto due settimane fa al Ministero dell'Interno rinforzi da parte del Reparto prevenzione crimine di Firenze. E gli agenti sono arrivati e hanno già svolto dei servizi. Si tratta di tre pattuglie in più, nove persone in tutto, ogni turno, per tre turni al giorno. La loro presenza è importante per il controllo del territorio perché svolgono attività tipo posti blocchi, individuazione di mezzi e così via. Però in questi casi serve anche un pizzico di fortuna...». I cittadini sono preoccupati. Si può parlare di allarme rapine? «Non c'è alcun allarme. Ci sono stati degli episodi e capisco la preoccupazione dei cittadini. Capisco anche che una giornata come quella di mercoledì, con due rapine in cinque ore, desti allarme. Ma si tratta di colpi slegati tra loro, sono rapine l'una diversa dall'altra. Una cosa sono gli agguati mirati, come quello a Sirio Savi, un'altra i colpi come quello di ieri a uno studio di fisioterapia, che evidentemente è stato scelto come posto aperto al pubblico, di facile accesso, per racimolare cifre più basse. Non c'è una banda di rapinatori che ha preso di mira Livorno, si tratta piuttosto di delinquenti che arrivano, colpiscono e poi se ne vanno. Uno di loro, specializzato in farmacie, è stato identificato. Ma è latitante». Ci sono stati però dei colpi simili, che fanno pensare ad unica mano? «Sì, nei due colpi in cui le vittime sono state ferite (a Sirio Savi e a un marocchino di 23 anni, entrambi feriti a un piede ndr) dal bandito si può ipotizzare che ad agire sia stata la stessa persona. Ma saranno le indagini a confermalo». A creare timore è soprattutto la consapevolezza che in città girano delle armi e la gente chiede risposte alle forze dell'ordine. «Il cittadino ha tutto il diritto di avere paura di una pistola così come di un taglierino. La risposta della polizia, così come dei carabinieri con cui lavoriamo in sinergia, è che la Squadra mobile sta facendo un lavoro di intelligence. E per quanto riguarda il controllo del territorio, le pattuglie in divisa e borghese sono state intensificate, anche con il rinforzo del reparto di Firenze, che resterà con noi anche nelle prossime settimane. Il nostro sforzo è massimo». Qual è la raccomandazione da fare ai cittadini? «Soprattutto nelle due tentate rapine alla Rosa, i livornesi hanno dimostrato come la rete sociale in questa città funzioni perfettamente. Quindi il consiglio è di continuare così: non farsi i fatti propri, per così dire, è fondamentale per scovare i rapinatori e sventare colpi. Nel momento in cui si vede una persona sospetta gironzolare in un condominio o intorno a un negozio, è essenziale dare l'allarme».

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