Gioco
Losservatorio trasformazioni urbane rilancia lipotesi prevista nel 2008 da Asl e Comune nel piano Mariotti
«Nuovo ospedale? Meglio in viale Alfieri»
Juna Goti
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Lavori in corso allospedale in viale Alfieri Secondo Faggi e compagni si risparmierebbe la metà rispetto al progetto Montenero
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LIVORNO. «Un nuovo ospedale moderno e funzionale? Facciamolo in viale Alfieri, come previsto dallo stesso piano Mariotti". Vanno all'attacco i rappresentanti dell'Osservatorio Trasformazioni Urbane - Daria Faggi, Ignazio Monterisi, Daniela e Leonardo Bertelli, Paolo Gangemi - che nelle ultime ore hanno tirato fuori dal cassetto l'ipotesi sul nuovo presidio livornese (con tanto di dati, cifre, proiezioni e prospetti) presentata nel 2008 da Asl e Comune. «Il piano - dicono - avrebbe dovuto essere presentato ai livornesi per una discussione approfondita e partecipata». «Invece - si accusa - dopo un breve passaggio in consiglio, se ne è perso le tracce. Finché, quasi dal niente, è spuntata l'idea di Montenero». Ma cosa prevedeva, a grandi linee, quel disegno? Un'area centrale di alta intensità di cura con pronto soccorso, osservazione, utic, rianimazione e piastra delle chirurgie. Una di media intensità con un nuovo blocco di 450 letti da costruire al posto dei padiglioni quarto, quinto e sesto. Circa 150 letti nei padiglioni 8, 9 e 10 da dividere tra maternità-pediatria (trasferimento previsto a breve) e dialisi-malattie infettive. Ristrutturazione del settimo padiglione per la riabilitazione e trasformazione del poliambulatorio in un contenitore di laboratori specialistici. Inoltre l'ipotesi Mariotti prevedeva che la direzione si sistemasse nell'edificio storico di viale Alfieri, mentre l'ex Pirelli avrebbe dovuto ospitare silos per parcheggi. «Per trasformare l'attuale presidio - sottolinea l'Osservatorio - sono già stati spesi 62 milioni di euro. Per completare demolizioni, ricostruzioni e ampliamenti ne basterebbero altri cento: meno della metà di quanto servirà per l'operazione Montenero, 260milioni». «Non si tratta solo di convenienza - chiudono Faggi e Bertelli - Non ci convince il consumo che si fa del territorio, soprattutto delle aree collinari. Serve un'urbanistica più ragionata: prima si definisce lo strumento, poi si costruisce la nuova città. Che fine faranno i beni già in vendita della Asl? Saranno i privati a deciderne la destinazione d'uso? La sede di Monterotondo, ad esempio, era già stata indicata come da alienare: ma è sparito il vincolo di uso sociale e collettivo».
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