Gioco
Bambino scalzo in classe per punizione
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Le scuole Micheli E' successo alle Micheli. La maestra si è poi scusata con la mamma
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LIVORNO. «A mio figlio di 8 anni la maestra ha tolto le scarpe e l'ha lasciato scalzo in classe perché si dondolava sulla sedia: capisco dargli una punizione, ma non credo affatto che l'insegnamento passi attraverso l'umiliazione di un bambino». Ecco l'accorata denuncia della mamma di uno scolaro di terza elementare della scuola Micheli; la donna si è messa in contatto con il Tirreno raccontando quello che era successo mercoledì mattina in aula al figlioletto. Il fatto aveva scatenato la reazione dei genitori, che oltre a denunciare pubblicamente l'accaduto avevano minacciato di ritirare dall'istituto il loro figlioletto. Una situazione che però è stata risolta dal tempestivo intervento della dirigente scolastica, Simona Ricciardelli, che una volta saputo quello che era successo, ha riunito nel suo ufficio i genitori e la maestra ed è riuscita a comporre la vicenda. In questa sede infatti la maestra ha spiegato che non voleva assolutamente umiliare il piccolo, e che aveva fatto questa cosa per cercare di evitare che il bambino assumesse una postura scorretta, scusandosi per quanto, seppure in buona fede, aveva fatto. Ecco la conclusione di una vicenda che ieri mattina aveva avuto accenti anche abbastanza accorati. La madre del piccolo, una giovane signora livornese, aveva spiegato di aver saputo di quello che era accaduto al figlio da un compagno di classe del piccolo che abita nello stesso palazzo, mentre il figlio, vergognandosi di quello che gli era successo, dapprima non le aveva detto nulla, salvo poi spiegargli che la maestra, dopo averlo richiamato perché si dondolava sulla sedia, gli ha fatto togliere le scarpe, facendogliele rimettere solo una mezz'ora dopo, quando lui le ha chiesto il permesso di farlo. Di fronte a questa punizione quanto meno singolare, la donna ha rilevato che si trattava di un mezzo di correzione inacettabile: «Se necessario fateci avere una nota da firmare, magari facendogli anche scrivere 100 volte una frase, ma questo no! Non è giusto che un bambino venga umiliato di fronte a tutti i suoi compagni di classe». Ieri mattina c'è stato anche un primo incontro tra i genitori e la maestra, che però non aveva avuto esito positivo, ma la cosa è arrivata all'attenzione della dottoressa Ricciardelli, che non appena saputo quello che era successo e dopo essere stata contattata dai genitori, ha organizzato un incontro in cui la vicenda è stata chiarita. «Il problema è risolto - ha concluso la dirigente - ritengo che alla base ci sia stato fondamentalmente un equivoco che è stato chiarito».
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