Gioco
Tre rapinatori patteggiano cinque anni
Luciano De Majo
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Giordano Legarono un gioielliere di via Garibaldi e presero tremila euro
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LIVORNO. Nell'aula delle udienze preliminari sono arrivati da rei confessi, attesi da una piccola folla di parenti e amici che hanno aspettato a lungo, nei dintorni del tribunale, l'arrivo del furgone della polizia penitenziaria che li portava. I tre rapinatori della gioielleria "Fornaciari" di via Garibaldi hanno deciso di chiudere qua la loro vicenda processuale, evitando di giungere a un dibattimento dal quale sarebbero sicuramente usciti con una forte condanna. Invece, Riccardo Giordano, Massimiliano Meci e Sara Bigoni hanno patteggiato. La pena concordata fra le loro difese e il pubblico ministero è stata alta, in tutti e tre i casi: Giordano, il portuale livornese di 32 anni ritenuto il capo della banda, ha patteggiato cinque anni. Meci, che ha 28 anni ed è originario di Paternò (Catania), ha patteggiato quattro anni e mezzo. Per Sara Bigoni, l'unica donna del gruppo, anche lei livornese, 26 anni, la pena finale è di quattro anni e due mesi. Gli avvocati hanno ottenuto il consenso del pubblico ministero Luca Masini, dopo di che i patteggiamenti sono stati accolti dal giudice dell'udienza preliminare Rinaldo Merani. Era l'inizio di marzo quando il titolare della gioielleria fu minacciato col taglierino, gettato a terra e legato con del nastro adesivo. I tre entrarono dicendo di cercare un anello per la ragazza. Appena il gioielliere aprì il primo espositore, ecco scattare il colpo: taglierino alla gola e i 3mila euro che erano in cassa volarono via, insieme ai preziosi esposti sul banco del negozio. La pacchia, però, per i tre malviventi, durò un paio di giorni appena. Perché la Finanza intercettò Riccardo Giordano in zona portuale, al varco Valessini, a bordo della sua Renault. Suonò strano ai militari vedere che nelle tasche del giubbotto l'uomo aveva una dozzina di anelli, che voleva naturalmente piazzare sul ricettazione, impresa per lui non nuova visti i precedenti penali che aveva proprio per questo reato. La visione delle immagini girate dal sistema di riprese interno alla gioielleria confermò che Giordano aveva partecipato personalmente al colpo. Da lì, rintracciare i complici del portuale fu un'impresa non impossibile, attraverso appostamenti e pedinamenti portati avanti dalla Finanza, di concerto col pm Masini. La confessione dei tre fu, praticamente, istantanea. Veloce anche il recupero del "bottino" della rapina. I rapinatori l'avevano nascosto in un primo tempo in un campo vicino a Stagno, in realtà fu ritrovato nei pressi dell'Ipercoop di Porta a terra. Più di 80 anelli per un valore di circa 30mila euro, oltre a quasi duemila euro in contanti, parte dei quali nascosti nel frigorifero di uno dei rapinatori. Ieri Giordano, Meci e Bigoni hanno, in sostanza, confermato ciò che era emerso durante le indagini-lampo.
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