Gioco
IL PRIMARIO MICHELETTI
«Nessuno si sdegna, ma è come se venissero a sporcare casa nostra»
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Edoardo Micheletti, responsabile della futura area materno-infantile2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Non è utile cercare di spiegare un comportamento che è fuorilegge». Edoardo Micheletti, primario di pediatria che a marzo diventerà il responsabile della nuova area materno-infantile, parte sparato contro le scritte nel reparto di ostetricia. Lui proprio non le comprende. Ma sono anni che prova ad analizzare il fenomeno. Un costume strettamente cittadino, che sembra legato alla labronicità dei frequentatori del reparto. «Chi si comporta così - prova a riflettere Micheletti - ritiene che quel luogo non gli appartenga, altrimenti non lo sporcherebbe». Eppure l'ospedale è davvero cosa di tutta la comunità. «Se qualcuno viene in casa di ognuno di noi - prosege Micheletti - e imbratta con le scritte il nostro giardino e il portone, tutti sentono la cosa come intrusione nella prorpietà privata. La stessa sensazione in cittadini dovrebbero provarla quando scrivono sui muri di maternità, così come sulle colonne della Terrazza Mascagni. Sono tutti pezzi importanti della città, che è un bene comune, la casa di tutti». E tutti quindi dovrebbero evitare di imbrattarla e sdegnarsi davanti a chi la imbratta. Quello che più dà da pensare a Micheletti è il fatto che i livornesi sporcano questo reparto di maternità, ma se poi le loro mogli vanno a partorire a Pontedera, a Cecina o a Pisa nessuno si sognerebbe mai di imbrattare i muri di quegli ospedali, tanto per la gioia di informare la comunità che è venuto alla luce un altro bebè. «Abbiamo deciso di ripulire il reparto - dice ancora Micheletti - per far vadere ai cittadini che l'azienda è la prima a prendersi cura della struttura. Vogliamo dare il buon esempio, in modo che le persone capiscano che questo reparto è di tutti e tutti devono tenerne di conto. Per quanto riguarda la nuova area materno-infantile, spero non ci sia necessità di mettere le telecamere, perché per me significherebbe restare deluso da questa città e dalla capacità della gente di sentire il senso di appartenenza». A.C.
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