Il Tirreno

Livorno

I portuali rompono con Renzo Conti

Cristiano Meoni

La Compagnia vuole la testa del presidente: oggi riunione di consiglio

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 LIVORNO. Non è per dar ragione a Spinelli. Ma il presidente del Livorno l'aveva detto, in una nostra intervista, che le società al 50% non funzionano. In Tdt si è visto come è andata. E ora si rischia la separazione anche in un'altra società del gruppo Compagnia Portuale, la Ltm: il terminal dei traghetti, 70 dipendenti, dove i portuali convivono, al 50%, con gli agenti marittimi di Agemar. Dopo aver molto riflettuto, la Compagnia Portuale è passata all'azione e si accinge a chiedere la testa del presidente, Renzo Conti.  Un consiglio d'amministrazione è convocato per stamani, richiesto dalla Compagnia per un «chiarimento» sulla gestione della società. E balzano all'occhio, evidenti, le tante analogie con la vicenda Tdt. Ancora una volta i portuali entrano in rotta di collisione con i soci - allora Contship, ora Agemar - per un semplice problema: chi comanda.  Lo scontro tra portuali e agenti marittimi cova da almeno un anno. Ma ad innescare le polveri sono stati due episodi recentissimi: la mancata riconferma di otto lavoratori con contratto a termine, scaduti l'8 ottobre, e la perdita dell'armatore napoletano Grimaldi, l'ennesimo che lascia le banchine di Ltm. Entrambi episodi che i portuali imputano a Conti, che in questi anni ha gestito il terminal delegando pochissimo, e solo al fidato direttore Caldelli.  I lavoratori, anzitutto: uno slogan e una missione per la Compagnia Portuale dove la salvaguardia del lavoro conta quanto i fondamentali economici. E quindi, quando c'è stato da gestire l'esubero di personale risultante dalla perdita dei traffici, le visioni fra i due soci non potevano che differenziarsi. La Compagnia Portuale voleva confermare gli otto precari e per questo aveva sostenuto la proposta sindacale di "contratti di solidarietà". Proposta che però è stata giudicata impercorribile, perchè «fuori legge», dal presidente Conti. E così gli otto sono stati licenziati, contro l'opinione della Compagnia.  Ma il colpo più pesante all'alleanza l'ha dato la decisione di Grimaldi di disdettare il contratto con Ltm per le linee con la Spagna. Linee che portano fatturato e, soprattutto, auto (50mila Ford da Valencia): un traffico, quest'ultimo, vitale per la Compagnia, e peraltro insidiato dalla concorrenza di Sintermar. Il terzo armatore perso da Ltm negli ultimi due anni (dopo Tirrenia, febbraio 2009, e Armamento Sardo, settembre 2009) ha convinto la Compagnia a rompere gli indugi e a presentare il conto a Conti.  Un mese fa, i quattro consiglieri di Ltm nominati dalla Compagnia (Raugei, Mannocci, Pasquali e Marchesini) hanno chiesto la convocazione di un consiglio d'amministrazione. Il presidente Conti, dato che la richiesta non era stata motivata da urgenza, ha avuto il tempo per approntare una risposta. Risultato: oggi i portuali troveranno davanti a loro un muro. I quattro consiglieri espressione di Agemar (lo stesso Conti, Francesco Conti, Roberto Tacconi e Antonio Chiesa) sono pronti a respingere tutte le accuse. Dati alla mano. Vero, sono stati perduti importanti armatori. Ma Ltm ha continuato a dare utili alla Compagnia anche nel 2009, l'anno della crisi (915mila euro). Così come ha dato utili, generosissimi, negli ultimi anni, che sono serviti a tamponare i bilanci dei portuali. Il fatturato è sceso: dai 15,9 milioni del 2008 ai 13,2 milioni del 2009 agli 11 milioni previsti quest'anno. Ma era salito molto dal 2005 in poi: e anche allora, al comando, c'era Conti.  Oggi le due posizioni si confronteranno nel consiglio d'amministrazione, ma se emergerà un serio problema di governance - del tipo, nominare un amministratore delegato o divorziare - solo l'assemblea dei soci potrà decidere. La Compagnia chiede di contare di più ed è pronta a rilevare il 50% del socio. Ma Conti non sembra disposto a fare passi indietro nè a vendere le quote.

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di Redazione web