Il Tirreno

Livorno

LA MOSCHEA A LIVORNO

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Pregare sì, centro integralista no Io la penso in modo molto semplice: se vogliono pregare il loro dio, hanno diritto a farlo in un luogo dignitoso senza dover stare in moderne catacombe. Se vogliono creare un centro di promozione di cultura islamica che valorizzi gli aspetti di quella religione incompatibili con le nostre leggi e i diritti fondamentali delle donne e degli uomini, allora dico no.  Insomma si faccia la moschea e la si tenga ben controllata. Polizia, carabinieri, sismi, sisde eccetera, cosa ci stanno a fare, altrimenti? Nella Gichetti Attenti alla regressione xenofoba Aderisco fieramente alla costruzione di una moschea a Livorno, anche se forse non vi entrerò mai, e metto in guardia dalle insidie del pensiero pre-moderno, mitico e mistico magico della lega nord. I rischi non vengono dalla costruzione delle moschee ma dalla regressione xenofoba, dal razzismo, dall'intolleranza religiosa e dalla strumentalizzazione politica della crisi economica in corso e della paura che essa crea nei ceti più deboli. Metto in guardia i livornesi dai politici che rispolverano il rito arcaico-magico dell'ampolla, che parlano da venti anni di federalismo e sostengono la più ampia operazione politica centralistica mai vista dal dopoguerra ad oggi. Da chi parla a vanvera di federalismo e riduce le finanze di comuni, province e regioni alla canna del gas.  Da chi vende come una grande conquista un federalismo fiscale che si basa essenzialmente sull'aumento della tassazione regionale fino al 2.1%. Da chi spaccia i successi dei magistrati (definiti mentalmente disturbati dal premier del loro governo) e delle forze dell'ordine, come successi di un ministro che in un paese normale farebbe a fatica il consigliere comunale. Metto in guardia da chi lascia senza mangiare dei bambini per le colpe e la miseria dei loro genitori e da chi sperpera il denaro pubblico con l'intenzione di infestare la scuola di simboli politici, come avviene nelle dittature. Metto in guarda da chi parla di"Roma ladrona" mentre sostiene quotidianamente le cricche predatrici che saccheggiano le risorse pubbliche. Da chi confonde la religione islamica con l'uso politico che ne viene fatto da politici senza scrupoli, che peraltro abbondano anche nel nostro paese. Il gruppo femminile leghista di Livorno parla di un Islam frammentato ignorando che tutte le grandi religioni sono divise al loro interno da fratture profonde, e forse ignorano che nell'Islam è assente il fenomeno chiesa, così come non esiste un clero detentore dei "mezzi della grazia", non esiste un magistero dogmatico, né un'autorità pontificia, né un concilio che definisca i dogmi. Solo nel Tibet, dove il buddhismo mahayana raggiunge a mio avviso le più alte vette dello spirito religioso, ci sono almeno quattro grandi tradizioni, oltre a quella del Dalai Lama (Ghe-lu-dpa, detta anche dei Berretti Gialli).  È del tutto evidente che il terrorismo debba essere combattuto con grande determinazione e che gli stranieri debbano rispettare le nostre leggi. In questo dovremmo aiutarli con il nostro esempio, che non sempre è ispirato al rispetto della legalità, per non dire che il rispetto della legalità nel nostro paese non ha mai raggiunto livelli così bassi come oggi, grazie anche alla lega. A chi scrive non fanno paura le moschee ma preoccupa l'oscurantismo leghista, e non solo leghista a quanto leggo, che ostacola il dialogo interreligioso, la tolleranza e il rispetto per il pensiero religioso degli altri. Massimo Fanucchi I danni dei comunisti e dei buonisti  Il signor Marzino Macchi ci appioppa sentimenti di "palese livore verso l'Islam", da crociati con la pancia piena e la memoria corta. Lui invece da buon comunista ci allieterebbe con giulive narrazioni - in verità un tantino retrò - sui suoi viaggi nel pianeta islamico e addirittura in un paese al top delle sue preferenze un bel regime islamico-comunista: là sì che i cristiani godono di libertà di culto come del resto avviene in tanti paesi islamici (purtroppo questi nostri fratelli godono anche della "libertà" di essere massacrati un giorno sì e l'altro pure, ma questa per il nostro compagnone è propaganda capitalista, come si usava sentire ai bei tempi andati della cortina di ferro...)  Non manca poi l'attacco - un vero e proprio must per questa sinistra arrogante, confusa e pasticciona destinata così a perdere ancora - all'odiatissimo Berlusconi, alla Lega ed anche al nostro "pomposo" circolo addirittura intitolato a Patria e identità.  Ci sono insomma tutti gli ingredienti per il polpettone in salsa comunista, rigorosamente scevro da qualsiasi serio riferimento storico e culturale - ah già manca il riferimento alla mafia che per l'ineffabile Macchi avrebbe lo stesso effetto dell'islam: senonché la mafia è un fatto da sempre giudicato criminale dalla legge e dalla morale del nostro popolo, mentre massacrare gli infedeli in nome di Maometto è considerato un bene, basta leggere le cronache, magari non dell'Unità o del Manifesto.  Ma il problema non sono questi nostalgici di un mondo che grazie a Dio sta scomparendo sotto le macerie di quell'ideologia nefasta che è il marxismo; sono i buonisti nostrani cui facciamo nuovamente presente di quali compagni di viaggio si circondano sostenendo posizioni acritiche ed avulse da quanto avviene davvero nel mondo. A meno che non vogliano anch'essi credere ancora alle favole dei buon Macchi di turno che come novelli Alice nel paese delle meraviglie continuano imperterriti nei tour "guidati" come ieri in Unione Sovietica, oggi nei paradisi islamici. Massimo Ciacchini, Carlo Ghiozzi Bruno Tamburini, Circolo Patria e identità PdL Livorno

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di Redazione web