Il Tirreno

Livorno

L’appello accorato di una madre che ora sta in casa Firenze

Con due figli occupa una casa «Non ho soldi e non so dove andare»

<b>EMERGENZA ABITATIVA.</b> Catia Casalini con i figli e alcuni vicini
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EMERGENZA ABITATIVA. Catia Casalini con i figli e alcuni vicini

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 LIVORNO. Con due bimbi, sfonda la porta di una casa abbandonata da due anni in via del Littorale 225: «Non so dove andare e non posso far vivere i miei figli in mezzo alla strada. Sono stata per tre giorni in auto, ora basta. Aiutatemi». È l'appello accorato che una mamma livornese, Catia Casalini, fa all'amministrazione e ai servizi sociali.  La donna da tre giorni vive con i figli di 7 e 16 anni in un appartamento nel complesso di Casa Firenze. «Qui ci sono cinque stanze, volendo questo posto potrebbe essere sistemato e assegnato a qualcuno. Prima ci stavano dei senza tetto senegalesi. Io ero disperata, non sapevo dove andare: nell'ultimo mese mi sono successe delle vicissitudini che mi hanno portato a questa situazione disperata».  La donna racconta le sue brutte avventure. «Prima stavo in affitto in una casa in via dell'Origine, dove tuttora ho la residenza - dice la Casalini - Lavoravo in un ristorante nel weekend, avevo la possibilità di prestare servizio tutti i giorni, ma con i bimbi non potevo. Nel contempo però guadagnavo troppo poco per potermi permettere l'affitto e quindi un mese fa ho dovuto lasciare quella casa». Da allora inizia un calvario per la donna e i suoi figli. «Fino alla scorsa settimana ci hanno ospitato degli amici a Coltano - continua Catia Casalini - ma non potevo stare con loro per sempre. Così da sabato scorso fino a martedì siamo stati in macchina. Poi ho trovato questa casa abbandonata e, non avendo alternative, sono venuta qua. Intanto il 3 settembre ho fatto domanda per l'emergenza abitativa. Sono anche in contatto con i servizi sociali».  Ma è dura, soprattutto per un bambino di 7 anni, vivere in quella situazione. «Sono stata costretta a portare mio figlio alla nonna perché non stava bene - dice la donna - Poi ho chiamato l'Enel per chiedere di attaccare la linea elettrica. E intanto pulisco e cerco di rendere questo posto abitabile. Sono già venuti la polizia e i vigili urbani: ho paura che mi mandino via e che io mi ritrovi in mezzo alla strada. So che per l'emergenza abitativa c'è tanta gente in graduatoria davanti a me, ma io chiedo solo una stanza, niente di più». L.L.

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