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Caccia tragica, indaga la Procura
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LIVORNO. Alfio Carrai aveva solo accompagnato l'amico a caccia. Lui non aveva neanche il porto d'armi, scaduto e non più rinnovato. E l'amico ora rischia di finire nel registro degli indagati. Con quale ipotesi di reato, il sostituto procuratore Gianfranco Petralia lo deve ancora decidere. Per Carrai non c'è stato niente da fare. Il pensionato settantunenne di Capannoli è morto ieri notte all'ospedale di Livorno dopo un disperato intervento chirurgico alla testa. Troppo grave quella ferita che l'uomo si era procurato sparandosi accidentamente con il fucile dell'amico e concittadino, l'avvocato Leopoldo Citi, 61 anni. Alle 20 i medici ne avevano già dichiarato la morte cerebrale. Tre ore dopo l'uomo è deceduto. Il referto di morte è stato firmato alle 22,44. La salma resta a disposizione della magistratura e non è escluso - anzi è assai probabile - che stamani il dottor Petralia ordini l'autopsia. Il pm sta esaminando il rapporto dei carabinieri che hanno eseguito gli accertamenti al Fortullino, nei boschi di Castiglioncello, dove ieri è avvenuta la disgrazia. Nel frattempo il pm ha messo sotto sequestro, oltre alla doppietta calibro 12 di Citi, anche il capanno dove i due amici erano andati per una battuta ai colombi. Nei prossimi giorni sentirà lo stesso Citi, unico testimone dell'incidente. E che si sia trattato di incidente non è stato mai messo in dubbio. Questo però non esclude altre responsabilità. L'avvocato rischia come minimo l'omessia custodia di armi in base all'articolo 20 bis della legge 110/'75, un reato contravvenzionale; ma per lui potrebbe configurarsi anche quello più grave di omicidio colposo, inteso come morte conseguente a un altro delitto. Questa seconda ipotesi sembra meno probabile, ma al momento non viene esclusa. Intanto gli investigatori confermano la ricostruzione di cui avevamo già scritto ieri, eccetto il particolare dell'unico fucile presente sulla scena. Citi e Carrai erano venuti a caccia nei boschi di Castiglioncello. Ma l'unico cacciatore era Citi. Carrai lo aveva soltanto accompagnato. Alle sette circa i due amici erano all'interno di un capanno. Il fucile era appoggiato a una parete. Forse in quel momento stava passando uno stormo di colombi, fatto sta che Carrai aveva afferrato la doppietta per passarla all'amico. Ma aveva sbagliato a prenderla, facendolo dalla parte dei grilletti. La doppietta, un fucile a due canne giustapposte (cioè una accanto all'altra) e bigrillo (cioè con due grilletti) aveva esploso due colpi. Uno aveva colpito Carrai alla testa, sul lato destro. Infine, un appello. E' il capitano dei carabinieri Pasquale De Corato a lanciarlo: «Non è un appello ma un invito. La caccia ha regole precise in tema di sicurezza, ci sono anche pubblicazioni diffuse su base provinciale. Vorrei invitare tutti i cacciatori a seguirle in modo scrupoloso, a tenere comportamenti corretti. Quando si maneggiano armi, la prudenza non è mai troppa».
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