Il Tirreno

Livorno

L'ex stazione torna in vendita

Mauro Zucchelli
<b>SAN MARCO.</b> L&#146;ex Stazione: una parte dell&#146;area in vendita
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SAN MARCO. L’ex Stazione: una parte dell’area in vendita

San Marco, le Fs puntano al maxi-affare da 15 milioni di euro

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 LIVORNO. Le Ferrovie dello Stato, attraverso la controllata Ferservizi, rimettono sul tavolo la vendita dell'ex stazione San Marco.  Prezzo base: 14,6 milioni di euro. Esattamente la stessa cifra indicata nei precedenti tentativi (falliti) di venderla fin dal luglio di due anni fa. Serve per acquistare non solo tutta l'area di quasi sette ettari - grossomodo un triangolo compreso fra il rione di Torretta, piazza Bartelloni e la striscia di insediamenti industriali di via delle Cateratte - ma anche il fabbricato storico-monumentale dell'ex stazione e un edificio attiguo con alcuni appartamenti.  Gli interessati devono farsi avanti entro l'8 novembre: è da credere che per un business di questa portata il gruppo Fs intenda andare a cercare i potenziali acquirenti fra gli immobiliaristi che operano su scala nazionale.  E' il più grosso degli oltre cinquanta affari immobiliari che la società immobiliare del gruppo Fs squaderna in queste settimane: più grosso perfino della cessione di un palazzone di 115 appartamenti a Milano Lambrate.  Ma è estremamente rilevante anche in termini di potenziale impatto sulla nostra città: basti dire che questa compravendita è destinata a ridisegnare una bella fetta della periferia nord. Il complesso dell'ex Stazione San Marco occupa 68mila metri quadri a nord della porta ottocentesca dell'omonima piazza: uno spazio talmente importante e vasto che il Comune gli ha dedicato addirittura una scheda intera del Piano regolatore (la "4C21"). Beninteso, il Comune ha sempre smentito di aver di fatto incentivato la chiusura della stazione con l'inserimento nel Prg: al contrario, - viene fatto rilevare - è stata proprio la scelta di prevedere uno strumento urbanistico specifico a bloccare eventuali appetiti speculativi. Tant'è vero che il Comune non sembra voler cancellare il passaggio obbligato da un piano attuativo (o da uno studio unitario) e da una convenzione.  La stazione che allora chiamavano Leopolda era un gioiello dell'architettura di metà Ottocento e faceva da capolinea ad una delle prime ferrovie toscane: serviva come asse portante dell'export nell'era granducale, chiamarono illustri ingegneri inglesi come Robert Stephenson. Ma da una ventina d'anni non è altro se non degrado, sporcizia, spaccio e abbandono: con cui devono fare i conti gli abitanti rimasti negli alloggi della zona.

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