Il Tirreno

Livorno

Inchiesta sui farmaci «Vi spiego perché Ceccarini è innocente»

Inchiesta sui farmaci «Vi spiego perché Ceccarini è innocente»

Lunga lettera del fratello Marco: nelle carte dell'accusa ci sono le prove della sua correttezza professionale

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LIVORNO. È una lunghissima lettera dettata dall'affetto per il fratello, il dottor Massimo Ceccarini, che è stato coinvolto nell'inchiesta giudiziaria sui farmaci prescritti ai pazienti in cambio di finanziamenti. Marco Ceccarini spiega perché suo fratello è innocente. di Marco Ceccarini Una bolla di sapone. Sono certo che questa incredibile storia, iniziata con una denuncia anonima cui ha fatto seguito un'inchiesta dei Nas dei Carabinieri sui farmaci impiegati per curare la psoriasi, finirà in una bolla di sapone, almeno per mio fratello Massimo Ceccarini, primario di dermatologia all'ospedale di Livorno, iscritto nel registro degli indagati nell'operazione "Derma affare fatto" coordinata dal pubblico ministero Sandro Cutrigelli di Firenze.  Lo scorso 1 ottobre, durante una conferenza stampa svolta a Firenze cui hanno partecipato un colonnello dei Nas, Pier Luigi Felli, e la sottosegretaria del Ministero della Salute, Francesca Martini, è stato reso noto il contenuto dell'inchiesta.

A mio fratello viene contestata l'accusa di avere favorito l'associazione a delinquere che, secondo Cutrigelli, il docente universitario Torello Lotti avrebbe messo in piedi per incassare soldi da alcune aziende farmaceutiche.  Svariati sono i filoni d'inchiesta. In uno solo di questi filoni, quello legato ai rapporti fra Lotti e la Novartis, figura anche il nome di mio fratello.  Gli viene contestato di avere prescritto il Sandimmun neoral, un farmaco a base di ciclosporina prodotto dalla Novartis, a decine e decine di pazienti dopo che il Ministero della Salute aveva tolto dal commercio il Raptiva, risultato dannoso per i pazienti. Sussiste però il dubbio che la "chiamata in causa" di mio fratello sia stata dettata dal fatto che egli è presidente di un'associazione scientifica, l'Accademia toscana di dermatologia, di cui Lotti ed altri primari dermatologi fanno parte con ruoli direttivi.  L'intero impianto accusatorio a carico di Massimo si poggia su due intercettazioni telefoniche. In quella del 5 maggio, parlando con Massimo, Lotti gli comunica che la società Novartis ha fornito i soldi per portare "tutti i primari" a Praga, dove nel maggio successivo ci fu un convegno scientifico.  Un convegno, detto per inciso, al quale mio fratello non ha partecipato. Nel corso di tale telefonata, afferma Lotti, si sarebbe dovuto parlare di un progetto. Mio fratello, secondo gli inquirenti, ascolta soltanto. Tanto che gli stessi affermano che in tale telefonata nulla viene detto circa eventuali accordi corruttivi con la Novartis. Nonostante ciò, tale telefonata è stata usata per formulare l'accusa di partecipazione all'accordo corruttivo.  Tale telefonata, infatti, viene dagli inquirenti correlata al colloquio del 14 maggio fra Lotti ed Alessandra Bianchi, dirigente della Novartis. In esso Lotti afferma che la dottoressa Patrizia Martini di Lucca e mio fratello gli avrebbero detto che "facevano uguale". Gli inquirenti evidenziano che il fare uguale dovrebbe riferirsi (notare il condizionale) alla prescrizione in quantità abonorme di farmaci a base di ciclosporina, precisando che non è chiaro se si tratta del farmaco della Novartis o di altri medicinali prodotti da altre aziende.

Si tratta, a mio parere, di un impianto accusatorio assai fragile e logica avrebbe voluto che Massimo fosse escluso dall'inchiesta. Invece così non è stato.  Quel che maggiormente colpisce, in questo filone d'inchiesta, è che non si prendono in considerazioni questioni che sono determinanti per comprendere il tutto.  Nel marzo 2009 il Ministero della Salute aveva sospeso il farmaco Raptiva in ottemperanza alle disposizioni dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, che a sua volta aveva recepito un provvedimento del febbraio precedente dell'Emea, l'Agenzia europea del farmaco. La letteratura scientifica internazionale afferma, relativamente alla repentina interruzione della terapia con il Raptiva, che un effetto collaterale consiste nel "rebound", cioè nella recrudescenza, della malattia psoriasica. E ciò, in effetti, è quanto si è verificato anche in Italia quando, a causa delle disposizioni ministeriali, vi è stata la sospensione del Raptiva. La comunità medico-scientifica è compatta nel ritenere che, in caso di sospensione del Raptiva, il principio attivo più adatto a svolgere la funzione di "tampone", sia per la sua consolidata efficacia che per la comprovata risposta data ai casi più gravi in cui la rapidità dell'intervento terapeutico è indispensabile, è quello della ciclosporina, farmaco che è esplicitamente indicato nel protocollo Psocare elaborato dal Ministero della Salute della Repubblica Italiana. Pertanto, come accaduto ovunque in Europa, in Italia e in Toscana, anche nel reparto di Dermatologia di Livorno sono stati usati farmaci a base di ciclosporina. E l'unica casa farmaceutica che produce un farmaco anti-psoriasico a base di ciclosporina è la Novartis.  La scelta di usare il Sandimmun è stata effettuata sulle reali necessità del paziente, ovvero non a tutti i pazienti è stato somministrato tale farmaco, ma solo a quelli che, per le loro particolari condizioni cliniche, lo richiedevano. I dati dell'azienda Usl 6 di Livorno sono chiari. Su undici casi, dopo l'interruzione forzata del Raptiva, la ciclosporina è stata somministrata, temporaneamente, soltanto a sei pazienti. 

Nonostante ciò, per mio fratello, come per altri medici, è stato ipotizzato di avere compiuto atti contrari al dovere della professione medica e di avere favorito un'associazione a delinquere.  Conforta che l'assessore regionale alla Sanità, Daniela Scaramuccia, pur giustamente affermando che se qualcuno ha sbagliato deve pagare, abbia ricordato che il sistema sanitario toscano è in grado di monitorare le scelte di chi prescrive i farmaci e se dalle prescrizioni emerge che un medico ha utilizzato un solo farmaco per larga parte dei suoi pazienti.  La Scaramuccia ha sottolineato che, dalle informazioni in possesso della Regione Toscana, sembra che siano stati utilizzati solo i farmaci normalmente usati per la psoriasi e ben più di uno.  La speranza è che il giudice per le indagini preliminari voglia valutare non fondata l'accusa o quantomeno revocare l'obbligo di dimora.

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di Redazione web