Gioco
Distilleria Bisso addio era l'ultimo baluardo di una città che non c'è più
Otello Chelli
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Macerie al posto della distilleria: solo la torre è rimasta in piedi 4 MINUTI DI LETTURA
Si chiamava via Erbosa e attraversava un piano verde di orti e ricco di acque, costellata di case coloniche. Una lunga strada che partiva dalla Porta di San Marco e si allungava fino alla via Provinciale Pisana, attraversando una zona tipicamente agricola, sulla quale sorgeva anche l'importante Vetreria Rinaldi, alcune falegnamerie e piccoli opifici artigianali, stalle per vetturini e al servizio degli orti. Una campagna ubertosa a stretto contatto con il centro cittadino. Le donne, nelle ore libere dalla zappetta e dalla casa, si riunivano nelle aie o in stanzoni a pianterreno e impagliavano i fiaschi per la Vetreria, raggranellando così pochi risparmi per i tempi difficili e per le necessità della famiglia. In questa atmosfera semplice e bucolica, su un piano dove nel 1849 si accamparono gli austriaci per dare l'assalto alle mura della città difese da Enrico Bartelloni e gruppi di patrioti livornesi, i Corradini, cittadini svizzeri che si erano trasferiti nella "Ricca Città delle Nazioni" (così era conosciuta allora Livorno), costruirono quella specie di castello di pietre squadrate dove installarono i loro alambicchi, fondando una distilleria che ebbe fortuna e una certa notorietà. Livorno era la città del ponce, dei cento caffè, delle più belle e moderne macchine per espressi, con un porto ricco di merci e di commerci, dove si poteva far fortuna o accrescere il proprio patrimonio. I Corradini, anche se le cronache del tempo presentano parecchie lacune, ebbero casa in Venezia dove qualcuno della famiglia aveva messo su un'officina, mentre probabilmente i proprietari della distilleria aprirono un caffè pasticceria in piazza del Casone (oggi piazza Cavour) che ben presto diventerà celebre e molto frequantato, probabile promanazione della distilleria in via Erbosa. L'impresa ebbe successo non solo per le acqueviti, per i liquori e anche i vini, ma quegli ingegnosi distillatori, lo ricordano bene i più anziani di "via Erbosa", Guido Bruschi, per tutti "Guidino", meglio conosciuto come il "barbiere rosso" e Bruna Luschi, famiglia di ortolani e trasportatori, producevano con gli scarti dei distillati, la "sbobba", piccoli grumi semiliquidi che servivano ai contadini e agli ortolani per foraggiare il bestiame, i maiali e gli animali da cortile. All'alba dei giorni stabiliti, lunghe file di barrocci e carretti si mettevano in fila e aspettavano il loro turno in via Erbosa, diventata via Marco Mastacchi in onore di un patriota risorgimentale, cariche di botti nelle quali veniva versata la "sbobba" da dare alle bestie. La guerra e la ricostruzione si portarono via quel piccolo mondo antico e ai Corradini subentrarono i Bisso che riorganizzarono e svilupparono l'attività, diventarono fornitori dei militari Usa di stanza a Livorno e ai distillati cui dedicarono alcune nicchie diventate assai note, fecero subentrare il vino, facendo costruire giganteschi tini nei piani superiori dell'edificio fortezza, infiascandone e imbottigliandone notevoli quantità. Garibaldo Bisso fu il componente più noto della famiglia, il fratello si occupava principalmente dell'amministrazione, egli dei settori commerciale, pubblicitario e le pubbliche relazioni. Accanto alla distilleria Bisso c'era anche quella dei soci Tuoni e Canepa, famosi soprattutto per il "cognacche al latte" e per il liquore Galliano con i quali penetrarono e sono ancora oggi assai noti, nel mercato Usa, apparendo anche in famosi film hollywoodiani. La Tuoni e Canepa è ancora oggi in attività con il suo stabilimento nella zona industriale di Salviano. E i suoi prodotti continuano ad essere apprezzati fuori dai confini nazionali. Torniamo a Garibaldo Bisso, che divenne anche presidente del Circolo Nuoto Livorno formando coppia fissa con l'allenatore Gino Piccini, "padre" del nuoto livornese, nel 1976 -'77 fu presidente del Lions Club Livorno Host, poi il declino, fino a quando l'uomo non finì sulle cronache di tutta la stampa italiana quale componente della P2 di Licio Gelli. Negli elenchi figurava infatti Garibaldo Bisso di Livorno, tessera numero 773. Oggi l'edificio della ex distilleria Bisso è in piena demolizione, e praticamente è rimasta solo la bella torre meralata. Al suo posto la Società Toscana Costruzioni srl, costruirà un palazzo di tre piani con 29 appartamenti. Della "Bisso Distillerie Livorno" resteranno soltanto, quali testimonianze della sua esistenza, una bottiglia di "Opalina Anerov Bisso 50 cl Sigillo Stella" a 30 euro e il "Vassoio Liquori Bisso Livorno Moschettieri" a euro 25, pezzi da collezione che sono in vendita su E-bay.
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