Il dolore
«Lamberti vuole separare Pd e Cosimi»
lu.dem.
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Gianfranco Lamberti e Marco Ruggeri uno accanto allaltro a un dibattito Ruggeri: è lui che un anno fa si è candidato alle elezioni contro di noi
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LIVORNO. «Lamberti si riavvicina al Pd? Non direi proprio». A Marco Ruggeri, segretario della federazione del Pd ormai prossimo al passaggio di mano, le parole dell'ex sindaco sui suoi rapporti con la giunta non sono piaciute granché. «La verità - dice - è che tenta di separare il partito dall'amministrazione, ma ciò non succederà: non ci faremo dividere». Ma non è che Lamberti coglie qualche segnale di separatezza che già c'è? «Neanche per sogno. Non c'è alcuna distanza fra il Pd, l'amministrazione comunale e il sindaco». Ma tutto sommato Lamberti mostra volontà di dialogo col vostro partito... «In realtà fa un'altra cosa: fa la lista dei buoni e dei cattivi dentro il Pd. Poi critica il capogruppo del Pd in Provincia per questioni che non hanno niente a che fare col suo ruolo. E voglio ribadire che Elis Bufalini si è sempre comportato correttamente, senza mai utilizzare in modo improprio il rapporto con le istituzioni». Dica la verità: Lamberti un po' lo temete... «No, non lo temo. Lo rispetto e mi fa piacere che abbia cambiato idea sull'amministrazione comunale». Che cosa c'è che non le piace delle cose dette da Lamberti? «Lui disegna la città di Cosimi, Rossi e Matteoli. Ma la realtà è un'altra: Livorno è la città nella quale lui un anno fa si è candidato a sindaco contro il Pd e nella quale l'alleanza che sosteneva il sindaco Cosimi ha battuto lo schieramento appoggiato dal ministro Matteoli. E poi, un anno dopo, sempre qui Rossi ha avuto la più alta percentuale di tutta la Toscana. Non vedo che cosa c'entri Lamberti con questo progetto politico: mi auguro almeno che abbia votato Rossi alle regionali». Ma come cosa c'entra Lamberti? Non c'entra niente uno che ha fatto il sindaco per dodici anni? «Questo è un altro discorso: Gianfranco ha fatto il sindaco per dodici anni rappresentando, soprattutto nella prima fase del suo mandato, un fattore d'innovazione importante. E nessuno ne disconosce i meriti. Ma la città ha bisogno d'altro». Di che cosa, secondo lei? «Di capire dove vuole andare, immersa com'è in una crisi diversa da quella degli anni '90: ormai sta venendo meno tutto quello che nel decennio precedente era stato costruito. E la politica ha un compito importante, direi fondamentale: ricostruire un progetto per la città e con la città. E' un'impresa importante perché ciò che si percepisce è un tessuto sociale che sembra impaurito. E poi l'impressione che si ha è che ci sia una resistenza che scatta automatica contro tutti gli elementi di novità: prendiamo l'ospedale come esempio». Eh, prendiamolo. Non la convince il referendum? «No, il discorso è un altro. Credo che bisogna puntare alle realizzazioni concrete e non a pensare a fare piani su piani. Poi da chi sostiene il referendum vorrei sapere dove farebbe il nuovo ospedale, perché se l'idea è farlo lì dov'è ora non sarebbe una nuova struttura ma andare avanti con una ristrutturazione perenne».
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