Il Tirreno

Livorno

«L'ho vista precipitare nel vuoto»

Il balcone dal quale è caduta Monica Di Martino e, più a destra, una volante della polizia nel cortile del condominio
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Il balcone dal quale è caduta Monica Di Martino e, più a destra, una volante della polizia nel cortile del condominio

L'amica di Monica straziata dal dolore: le avevo detto di non farlo

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 LIVORNO. «Lo avevo detto a Monica: lascia perdere, è meglio se diamo un colpo alla porta e la apriamo. Lei, invece ha insistito: "No, meglio passare dalla finestra, non è un problema". Poi ha sistemato la scala tra il bordo del terrazzo condominiale e il davanzale della finestra aperta: è salita sopra mettendosi carponi, ma ha perso l'equilibrio. E l'ho vista cadere di sotto».  Laura Marcaccini è l'amica che, in attesa di entrare nell'appartamento al primo piano che le è stato assegnato alle case Ater di via Giordano Bruno, divideva con Monica Di Martino, 46 anni, il piccolo alloggio alle case popolari di via Stenone 46, dove si è consumata la tragedia costata la vita alla sua amica. Laura è disperata: gli amici e i parenti cercano di consolarla e farle forza, e lei riesce a mantenere un atteggiamento composto, ma le lacrime sgorgano copiose dai suoi occhi. Per cercare di distrarsi, sta cercando di mettere un po' in ordine nel piccolo alloggio messo a soqquadro dai ladri che hanno scassinato la porta e sono entrati in casa, in pratica per rubare solo qualche ciondolo di poco valore. «Ma cosa pensavano di trovare in casa di due precarie - aggiunge il fratello di Laura, impegnato nella riparazione della serratura - eppure sono entrati lo stesso».  E' proprio nel furto l'inizio della serie di concomitanze che hanno portato alla morte di Monica Di Martino: l'arrivo a casa e la scoperta che la serratura non si apriva, la chiamata ai vigili del fuoco che però in quel momento erano impegnati, e la decisione di Monica di farsi prestare una scala da un vicino, piazzarla tra il davanzale del terrazzo condominiale e la finestra aperta della cucina per entrare in casa. «L'ho vista perdere l'equilibrio e cadere - singhiozza Laura - sono corsa in cortile e la ho trovata in un lago di sangue: respirava ancora, ma a fatica. Poi è arrivata l'ambulanza e la hanno portata all'ospedale, ma poi ho saputo che Monica era morta. E pensare che il 18 di questo mese avrebbe festeggiato i suoi 47 anni».  Intanto la notizia della tragedia si sparge: mentre la polizia, con una volante e i tecnici della scientifica finisce di svolgere i rilievi, sul posto arrivano gli amici costernati ed attoniti. E il dolore fa strada ai ricordi: la vita non facile di Monica, rimasta presto senza i genitori, originari di Amalfi, deceduti mentre lei era ancora molto giovane, e poi altre difficoltà che però aveva saputo superare. «Aveva una grande volontà di andare avanti - spiegano gli amici - amava la vita, ed era sempre pronta a dare la carica a tutti. Ed era una donna per cui il lavoro, anche il più umile, era sempre benvenuto: sperava tanto di essere riconfermata come magazziniera all'Ipercoop». Intanto i suoi tre gatti camminano nervosi nell'appartamentino. Forse anche loro hanno capito che Monica non tornerà più. SERVIZIO A PAGINA 3

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di Redazione web