Il lutto
TENSIONE TRA LE SIGLE
E i sindacalisti litigano: «Mi hai rotto»
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Stefano Frangerini, proprietario dell’area Inalfa2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Finché il clima è istituzionale va tutto bene. Ma quando i politici se ne vanno e l'assemblea è quasi al termine si riaccende la miccia. Tra il segretario della Uilm, Federico Mambrini, e quello della Fiom, Enrico Pedini, volano parole grosse: «Non ne posso più di te, mi hai rotto i...». Il leader della Fim, Sergio Fondi, non risparmia i commenti e storce la bocca. Tra i lavoratori c'è chi esce apostrofando: «Siamo messi bene...». La tensione tra i sindacati è ancora alta, ma almeno un obiettivo comune c'è. Lo riassume il segretario della Cgil, Maurizio Strazzullo: «Lavoriamo perché l'azienda presenti un piano di cessazione delle attività, garantisca la cassa integrazione e predisponga un fronte di mobilità per chi vuole trovare un altro posto». E ancora: «Servono continuità e concretezza per creare condizioni di reindustrializzazione. Livorno deve impegnarsi per costruire una speranza di lavoro». E per evitare che qualcun altro stia in città 22 anni, goda degli ammortizzatori sociali (come Inalfa tra il '92 e il '94) e poi faccia le valige per lidi più vantaggiosi. La situazione è complessa e quasi mai risolvibile a livello locale. Ma mentre gli operai si riscoprono vicini (all'assemblea sono presenti i delegati di tutte le realtà in crisi) i sindacati mettono in piazza le divisioni. Pedini: «Prima di tutto cerchiamo di garantire un contributo sul piano sociale». Mambrini e Fondi rilanciano: «Non deve passare l'idea che non c'è più niente da fare. Blocchiamo non solo i camion in uscita, ma anche quelli in entrata». «La guerra si fa ai grandi, non ai piccoli - controbatte la Fiom - Prima sediamoci al tavolo». E alla fine battono tutti pugni sul tavolo. Per lunedì mattina è previsto un incontro con l'azienda. La speranza è che per i lavoratori parli una voce sola. O almeno tre, ma senza darsi addosso. (j.g.)
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