Italia
Il presidente sulla graticola giudiziaria
Cri.Me.
Tre inchieste sull'Autorità Portuale nel momento più delicato
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LIVORNO. Gli uomini della Finanza si sono presentati in Autorità Portuale una settimana fa per acquisire della documentazione. Si tratta di alcuni atti relativi alla delocalizzazione della Seal - azienda specializzata in bonifiche ambientali - dal porto, avvenuta nel 2004, e al noleggio di un pontone per l'attracco dei traghetti. Due vicende sulle quali da mesi ha posato gli occhi la Procura e la Finanza. In realtà le indagini sul conto dell'Autorità Portuale sono tre. Partite in tempi diversi, tutte innescate da esposti presentati dal consigliere provinciale del Pdl Benito Gragnoli, hanno subito un'accelerazione. Ancora però non ci sono indagati. «Sono stato io a sollevare tutte e tre le questioni, con esposti alla magistratura ordinaria e a quella contabile» dice Gragnoli. Uomo fedelissimo di Matteoli, Gragnoli. Difficile non vedere un nesso, o perlomeno una contestualità, tra le sue iniziative giudiziarie e la scadenza del presidente dell'Authority, a inizio dicembre. Il centrodestra non vuole il presidente uscente ed è disposto a ricorrere anche alla via giudiziaria pur di silurarlo. Del resto, la magistratura non può che fare il suo dovere: se qualcuno segnala possibili notizie di reato, deve aprire fascicoli e indagare. Due inchieste sono coordinate dal sostituto procuratore Massimo Mannucci: quella sul noleggio del pontone Dakota dalla società genovese Salmi, costato 552mila euro senza che sia mai stato utilizzato. E quella sulla delocalizzazione della Seal, incompiuta, per la quale fu concesso alla Compagnia Portuale un sostanzioso incentivo. I denuncianti hanno sostenuto che l'Authority ha noleggiato il pontone per sottrarlo ad un'impresa del porto, la Sintermar, che ne aveva fatto richiesta, così da favorire la concorrente Compagnia Portuale. Piccini ha sempre risposto che il pontone rientrava nei piani dell'Authority da cinque anni, come è facilmente dimostrabile: e difatti poche settimane fa l'Authority ne ha comprati due, con gara pubblica. Quanto alla delocalizzazione della Seal, l'Authority versò alla società del gruppo Compagnia Portuale 3 milioni e 600mila euro come incentivo, in seguito acquistò i 20mila mq sulla Sponda Est dalla Compagnia Portuale per 8 milioni. La Seal, però, di fatto non ha più riaperto una vera attività produttiva, limitandosi a reinsediarsi in alcuni uffici. Più recente un'altra vicenda sollevata da Gragnoli (inchiesta coordinata dal pm Gianfranco Petralia): quella dell'indennità di trasferta percepita dal presidente Piccini (2mila euro lordi in più al mese) in quanto residente a Montecatini Terme. In realtà Piccini viveva in Venezia. I finanzieri hanno condotto accertamenti, controllando le utenze e interrogando i vicini, e appurato che effettivamente, da un certo periodo in poi, Piccini ha utilizzato un appartamento in Venezia. Il presidente dell'Autorità Portuale ebbe a rispondere che, al momento della nomina all'Authority, abitava a Montecatini, dove poi spostò la residenza. Solo successivamente prese un alloggio a Livorno, ma continuava a servirsi della casa di Montecatini. E comunque spiegò di non aver mai percepito la maggiorazione per effetto del decreto blocca spese. Tre inchieste, che magari finiranno nel nulla, ma in un passaggio cruciale.
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