Il Tirreno

Livorno

Imprenditore sotto processo per le polveri delle macerie

lu.dem.

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 LIVORNO. «Le polveri provenienti dalla triturazione delle macerie ci impediscono di respirare e finiscono per arrossarci gli occhi: così non possiamo andare avanti». I dipendenti e i soci della Dry Plast, azienda di plastificazione che si trova in via degli Arrotini, nella zona del Picchianti, hanno testimoniato uno dopo l'altro ieri mattina, al processo contro Francesco Domenici, 47 anni, titolare della Immobiliare Santacroce, impresa che ha sede in un piazzale confinante con la Dry Plast.  Domenici è imputato per la violazione del codice ambientale, in quanto secondo l'accusa avrebbe trattato rifiuti non rispettando completamente l'autorizzazione che ha. Lo hanno affermato in aula due testimoni, entrambe operatrici dell'Arpat, che nel corso dei mesi hanno effettuato quattro sopralluoghi all'interno dell'azienda, a seguito dell'esposto-denuncia presentato proprio dai titolari e dai dipendenti della Dry Plast. «Non poteva miscelare terre e rocce agli inerti», hanno detto Nicoletta Macera e Ilaria Papucci, che per conto dell'Arpat hanno ispezionato l'azienda.  La difesa di Domenici, portata avanti dall'avvocato Laura Formichini, ha chiesto ai lavoratori della Dry Plast se fanno abitualmente uso di solventi chimici durante la loro attività e ha voluto conoscere nei particolari l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Uno dei soci della Dry Plast, Massimo Brachini, ha anche detto di aver effettuato alcune riprese filmate al momento della triturazione dei rifiuti inerti che evidenzierebbero «il fumo che si alza nell'aria», riprese che saranno messe a disposizione del fascicolo processuale.  Il processo, che si celebra davanti al giudice Sandra Lombardi (pubblico ministero Massimo Mannucci) riprenderà a gennaio con le deposizioni degli ultimi testimoni dell'accusa e di quelli della difesa.

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