Gioco
COSÌ PARLÒ AMASI
Io, anarchico del cinema
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Il regista livornese Amasi Damiani 2 MINUTI DI LETTURA
Sono stato sempre un anarchico del cinema. Questo mi ha portato a non avere rapporti con i grandi produttori. A me piace l'avventura e ho sempre cercato di girare film di qualità a discapito del botteghino. Ho visto "La prima cosa bella" di Paolo Virzì e mi è piaciuto, anche se avrei evitato qualche taglio di troppo: Virzì sa girare e, contrariamente a me, è anche molto simpatico, quindi ottiene dai produttori tutto quello che vuole, ma se lo merita perché è molto bravo. Non so se il film vincerà l'Oscar, anche se glielo auguro. Sono passati i tempi di Visconti, Fellini e Rossellini e il cinema italiano fa fatica a imporsi all'estero. Ho fatto l'aiuto regista di Totò e di Rossellini: lui ha insegnato tutto. Mi diceva sempre: "Ricordati che se vuoi diventare un buon regista devi soffrire la fame dieci anni". E aveva ragione, perché soffrendo si diventa più sensibili. Il film girato a Livorno è costato pochissimo. E ha nel suo cast attori come Sandra Milo, Gianni Dei, Elsa Martinelli, ma anche bravi attori livor- nesi che hanno recitato parti importan- te. Hanno accettato quasi tutti di lavo- rare gratis, partecipando come soci al progetto perché convinti del suo valore. I film sono come i vestiti, quelli di Armani costano milioni, ma un buon sarto può confezionare un bel vestito con molto meno. E io grazie anche alla Film Commission di Livorno, sono riuscito a confezionare il mio abito senza spendere troppo. A decidere di trasferirsi a Livorno è stato per primo mio figlio Giuseppe, che quando gli è nata la sua bambina ha detto: «Voglio farla vivere in una città tranquilla, con il mare». La sorella lo ha seguito immediatamente e così anche Adriana e io abbiamo lasciato Roma. I miei figli vogliono aprire un ristorante, perché sono appassionati di cucina: il padre di mia nuora ha un grande ristorante a Roma e recente- mente ne ha aperto uno anche in Abruzzo. Abitiamo tutti nella casa di famiglia, in via Goldoni. Quattordici stanze divise per l'occasione in tre appartamenti: a me e a mia moglie ne sono toccate due. Vorrei fare uno spettacolo teatrale con inserti cinematografici su Albert Schweitzer, perché la sua è una storia interessante. L'ho proposto alla direzione del Goldoni ma finora nessuno mi ha risposto. E allora aspetto, perché credo nel progetto, sperando che un giorno o l'altro mi diano udienza.
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