Italia
Operai sempre più soli, ecco dove nasce la rabbia
Juna Goti
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Un momento della protesta dei metalmeccanici: lancio di un fumogeno contro la sede Confindustria3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Come ti senti quando entri in casa e racconti a tua moglie e ai tuoi figli che hai perso il lavoro? Non perché ti sei fatto licenziare, non perché c'è crisi: ma perché l'azienda se ne va in Slovacchia». Simone Puppo è operaio e delegato Fiom alla Trw. Venerdì ha preso parte al corteo della Cgil con i colleghi dell'ormai precario stabilimento Inalfa. «E' vero - dice - la situazione è degenerata, ma quanti di noi perdono il posto ogni giorno? Quello che succede in fabbrica te lo porti in macchina, a casa, in strada. Inalfa sta per chiudere, Trw taglierà altro personale. E la lista si allunga».
Il delegato parla di «pentola a pressione» e attacca: «Paura e tensione si trasformano in rabbia quando senti che chi ti deve tutelare non lo fa. I ragazzi che oggi entrano in fabbrica hanno bisogno di risposte concrete: chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità». E' proprio un giovane lavoratore Mtm a fare l'elenco delle «gocce che hanno fatto traboccare il vaso: mesi di contratto a tempo determinato, ping-pong con le agenzie interinale per aggirare la regola dei 36 mesi, assunzioni come operai di secondo livello nonostante le responsabilità, turni di notte e straordinari che alla fine del mese non valgono più di 1100 euro». «Gli atti di violenza - riprende Puppo - se si verificano non sono mai giustificabili.
Il problema è capire come ci si arriva: perché dopo anni di relazioni sindacali i lavoratori esplodono? Restare uniti ci darebbe maggiore potere contrattuale, certo, ma siamo in una fase in cui è proprio il modello sindacale a essere in discussione». Un assist al coordinatore dei Cobas, Omar Franconi, che non usa mezzi termini: «Là dove c'è un disagio è giusto che i lavoratori lo esprimano. Non si può sempre fare i pompieri, la corda prima o poi si spezza. Ma non esageriamo con i commenti: parlare di Br è eccessivo». «Il fronte sindacale - aggiunge - era già rotto: pensare che ad aprire la crepa sia stato un lancio di uova è un pretesto. La linea di Cisl e Uil, anche locale, è incompatibile con quella degli altri sindacati. Comunque in questo caso la Cgil (Fiom compresa) è rimasta a metà del guado».
Franconi è delegato dei Cobas in Provincia, dove come lavoratore vive in prima persona le difficoltà delle imprese che ruotano intorno al Palazzo. Come Provincia di Livorno Sviluppo: «Il 29 ottobre sapremo quanti dei 50 precari non saranno riconfermati tra dicembre e febbraio. Il clima è bruttissimo. Se alla tensione che c'è e grave nella componentistica si sommano le agitazioni del mondo della scuola e la giungla silenziosa del commercio e del multi servizi si capisce il clima di incertezza e rabbia che c'è in città e che è pronto ad esplodere».
Il delegato parla di «pentola a pressione» e attacca: «Paura e tensione si trasformano in rabbia quando senti che chi ti deve tutelare non lo fa. I ragazzi che oggi entrano in fabbrica hanno bisogno di risposte concrete: chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità». E' proprio un giovane lavoratore Mtm a fare l'elenco delle «gocce che hanno fatto traboccare il vaso: mesi di contratto a tempo determinato, ping-pong con le agenzie interinale per aggirare la regola dei 36 mesi, assunzioni come operai di secondo livello nonostante le responsabilità, turni di notte e straordinari che alla fine del mese non valgono più di 1100 euro». «Gli atti di violenza - riprende Puppo - se si verificano non sono mai giustificabili.
Il problema è capire come ci si arriva: perché dopo anni di relazioni sindacali i lavoratori esplodono? Restare uniti ci darebbe maggiore potere contrattuale, certo, ma siamo in una fase in cui è proprio il modello sindacale a essere in discussione». Un assist al coordinatore dei Cobas, Omar Franconi, che non usa mezzi termini: «Là dove c'è un disagio è giusto che i lavoratori lo esprimano. Non si può sempre fare i pompieri, la corda prima o poi si spezza. Ma non esageriamo con i commenti: parlare di Br è eccessivo». «Il fronte sindacale - aggiunge - era già rotto: pensare che ad aprire la crepa sia stato un lancio di uova è un pretesto. La linea di Cisl e Uil, anche locale, è incompatibile con quella degli altri sindacati. Comunque in questo caso la Cgil (Fiom compresa) è rimasta a metà del guado».
Franconi è delegato dei Cobas in Provincia, dove come lavoratore vive in prima persona le difficoltà delle imprese che ruotano intorno al Palazzo. Come Provincia di Livorno Sviluppo: «Il 29 ottobre sapremo quanti dei 50 precari non saranno riconfermati tra dicembre e febbraio. Il clima è bruttissimo. Se alla tensione che c'è e grave nella componentistica si sommano le agitazioni del mondo della scuola e la giungla silenziosa del commercio e del multi servizi si capisce il clima di incertezza e rabbia che c'è in città e che è pronto ad esplodere».
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