Gioco
«Il mio Pd ci metterà la faccia. E darà spazio a tanti giovani in gamba»
Luciano De Majo
◗
Filippo Di Rocca, candidato alla segreteria del Pd4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Il mio Pd ci metterà la faccia», dice lui. Una promessa, un impegno. Forse solo un auspicio, almeno per ora. Filippo Di Rocca, 36 anni, avvocato, presidente dell'Aamps dal 2004 al 2009 dopo aver avuto diversi incarichi nel Pds e nei Ds, è il solo candidato alla segreteria della federazione territoriale del Pd. La sua candidatura l'ha depositata venerdì, l'ultimo giorno utile. Lei è candidato unico. Soddisfatto di quest'accordo unitario? «L'unità è un valore straordinario per un partito come il nostro. Certo, il grado di unitarietà lo si vede alla prova dei fatti, col voto. Spero di essere davvero un candidato che unisce e lavoro per questo: il fatto che sul mio nome si sia registrata un'ampia convergenza è importante». E per l'Unione comunale lei chi sosterrà? «Yari De Filicaia. Ma tutte le candidature hanno pari dignità. Sono tutte persone in gamba, nessuno è una marionetta». La sua mozione si chiama "Fare e fare bene". Quali sono i temi più importanti? «Prima di tutto il lavoro: io propongo di organizzare una conferenza sul lavoro che investa tutto il nostro territorio. Penso che serva un nuovo patto fra istituzioni, sindacati e imprenditori per l'attuazione di un nuovo processo di reindustrializzazione, per la creazione di nuova industria a Livorno e nel suo comprensorio. Poi c'è la questione della marginalità sociale. Dobbiamo compiere uno sforzo d'analisi sulle conseguenze della crisi nei nostri territori. Non si parte da zero, da noi ci sono servizi d'eccellenza sul fronte sociale, ma nei prossimi mesi le difficoltà si faranno più forti. Però non vorrei dimenticare l'altra grande direttrice della mia mozione». E sarebbe? «L'ambiente. Io sono favorevole che Livorno sia il distretto toscano dell'energia, ma allora vogliamo che qui stia tutta la filiera. A partire dalla ricerca e dalla produzione degli impianti». Nel suo Pd c'è posto per Lamberti in segreteria? «Beh, il partito non è un autobus da cui scendere o su cui salire a proprio piacimento. Lamberti ha rappresentato una fase importante della politica cittadina, il futuro riserverà altri nomi». Ma ha letto la sua intervista? Se si volesse iscrivere? «Lo chieda, il partito risponderà. Comunque mi fa piacere che abbia cambiato idea sull'amministrazione comunale». Ma allora il futuro a chi parla? Quale classe dirigente vuole allevare il Pd? «Ci sono già molti giovani nel nostro partito. E guardate che sono molto capaci. Laureati, operai, professionisti. Il problema è che bisogna aprirsi di più, stare fra la gente, non chiudersi a ricchio. Portare dentro nuove energie, nuove intelligenze, nuovo entusiasmo». Saranno anche bravi, ma nessuno li conosce. «E questo è vero, anche se solo in parte. Ma è giunto il momento di metterli alla prova, così si faranno conoscere e apprezzare». Insomma, tocca ai trentenni nella sua squadra? «Non solo a loro. Serve un mix fra esperienza a freschezza. Ciò che posso dire è che ci sarà una spinta vera al rinnovamento e che non sarò un uomo solo al comando. E che bisogna ripartire dai circoli». E come li immagina i circoli del Pd? «Come luoghi di discussione politica, dalle questioni internazionali ai problemi del quartiere. Sono queste le palestre del partito. Non devono chiedere l'autorizzazione a nessuno per discutere e fare iniziative. Quello che serve è voglia di lavorare, ma mica solo per i circoli. Lo dico a me prima che agli altri: lavoro, lavoro e ancora lavoro. Per costruire un Pd che, come dico io, ci metta la faccia. E a proposito di organizzazione del partito, sono favorevolissimo alla realizzazione di una "zona" nella Bassa Val di Cecina, così come apprezzo che si cominci a parlare dell'unione fra i Comuni di quel territorio». Però è un po' strano che il Pd rinunci alle primarie dopo che le ha sbandierate come la ricetta per far riavvicinare i cittadini alla politica. «Nessuna rinuncia: servono per le cariche istituzionali. Il segretario lo eleggono gli iscritti, questo è normale». Qualche argomento di stretta attualità: l'Autorità portuale. «Io sono soddisfatto di Piccini, auspico che sia riconfermato. Però non è il Pd di Livorno a decidere». L'ospedale. «Favorevole al progetto per il nuovo a Montenero basso». A novembre c'è il referendum... «Guai viverlo come un elemento drammatico: è un momento di democrazia. Io non lo demonizzo affatto. Farò campagna per il "no", ma con estrema serenità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
