Il dolore
«Voi Cgil non controllate più nulla»
Cristiano Meoni
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Un manifestante lancia un fumogeno contro la sede di Confindustria in via Roma Pardini preoccupato: «Con le Br iniziò così». Strazzullo: «Basta, ce ne andiamo»
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LIVORNO. «Ora voi della Cgil fate una conferenza stampa e condannate, senza se e senza ma. E poi noi valutiamo se rompere o no». «Giovanni, siamo venuti qui di persona per condannare, ma se questi sono i toni ci alziamo». E' mezzogiorno, le pareti degli uffici della Cisl sembrano pop-art: un uovo quà, un uovo là. E tra Cgil e Cisl si consuma la rottura. Un'ora dopo il lancio di uova e sassi, il sindacato è un campo di macerie. E' mezzogiorno quando il segretario provinciale della Cgil Strazzullo e il responsabile Fiom Pedini si presentano alla sede della Cisl per portare «non tanto le scuse ma la solidarietà». Ma trovano un muro: il segretario provinciale, Giovanni Pardini, cupo, esige una condanna netta e pubblica. «Ci hanno aggredito... ma io rompo tutte le relazioni, io...». Dopo mezz'ora di discussione, abbandonano la sede Cisl rassegnati a una rottura che sarà formalizzata poche ore più tardi. La contestazione ha riscaldato anche gli animi, solitamente pacati, dei sindacalisti Cisl. Sergio Fondi, segretario dei metalmeccanici, è una furia. Carmelo Triglia, delegato al Cantiere, chiede una pronta risposta. Le impiegate della sede mostrano le pareti macchiate dalle uova. Ed è a quel punto che si materializzano Enrico Pedini, particolarmente zuppo di acqua e affranto, e Maurizio Strazzullo. Gelo. Imbarazzo. Provano a calmare gli amici della Cisl: «Quelli venuti qui a contestare sono cretini. Imbecilli. E' roba che non appartiene alla Cgil. C'erano bandiere di Rifondazione». «Balle - si inalbera la segretaria di Pardini - le bandiere della Fiom Cgil le ho viste io coi miei occhi». Nella stanza del segretario cislino Pardini va in scena un confronto durissimo: Pardini, assiso alla sua scrivania, freme; seduti di fronte Pedini e Strazzullo, dispiaciuti ma dignitosi; in piedi numerosi dirigenti Cisl. «Siamo molto amareggiati - rompe il ghiaccio Strazzullo - E preoccupati, perchè il clima nelle fabbriche è difficile e neppure io so dirvi quello che succederà». «Anche noi siamo preoccupati» gli risponde a tono Pardini. Che va subito al nocciolo della questione. «Voi - attacca - non controllate più niente, la situazione vi è sfuggita di mano». Gli dà manforte Carmelo Triglia, delegato Cisl al Cantiere: «Nelle fabbriche circolava la voce che sarebbe successo casino, è stata una cosa premeditata». «E dire - riprende Pardini, rivolto a Pedini - che ieri sera tu, Enrico, mi avevi assicurato che potevamo stare tranquilli». Ma Pedini non accetta le accuse: «Il megafono ce l'avevo io, non ho mai menzionato nè Cisl nè Uil, non troverete i vostri nomi sui nostri volantini. Quando abbiamo visto che, davanti a Confindustria, il clima si stava riscaldando abbiamo sciolto la manifestazione». Pardini non è per niente convinto. Ritiene la Cgil oggettivamente responsabile dell'aggressione. E rinfaccia «il clima di odio nei nostri confronti che si respira nelle fabbriche». «All'ultima assemblea alla Trw - si scalda Fondi - il vostro delegato mi ha tirato il microfono sul muso. Basta: è tutto un dire che ci dobbiamo vergognare di essere iscritti alla Cisl!». Strazzullo tenta di mantenere il punto: «Possiamo stare anche un'ora a litigare, ma non risolveremo un bel niente. Lavoriamo per recuperare questa situazione». «Però non dovete minimizzare, nelle fabbriche i vostri delegati ci accerchiano, ci accusano». E qui Pardini azzarda un paragone: «Anche con le Br si è cominciato col minimizzare. Vi chiedo: ma il nemico vostro è la Cisl? Ora io riunisco l'esecutivo e rompo le relazioni». «No, Giovanni, se fai così ce ne andiamo» reagisce Strazzullo. «Guarda Maurizio - insiste Pardini - è montato un caso nazionale, la Cisl toscana ha rotto le relazioni, noi non possiamo tacere. Fate una conferenza stampa, condannate quello che è successo, senza condizioni, qui non c'entra nulla Pomigliano o il contratto, questa è un'aggressione intollerabile. E dopo che avrete condannato, valuteremo». Strazzullo si alza e saluta: «Liberi di fare quello che vi pare, ma così non si va da nessuna parte». SERVIZIO A PAG. 13
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