Gioco
Limoncino, Kutufà frena sulla mozione
Anna Cecchini
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Cosimi e Kutufà durante la conferenza stampa sul Limoncino a fine agosto «C'è una super-restrizione dei rifiuti, non credo che il proprietario della discarica accetterà»
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LIVORNO. Sulla vicenda del Limoncino deve esserci stato un cortocircuito comunicativo tra politici e tecnici della Provincia. Lo fa capire chiaramente Giorgio Kutufa dopo che l'altro ieri il consiglio provinciale ha approvato una mozione con cui si chiede una maxi-restrizione delle tipologie di rifiuti da smaltire sul monte La Poggia. Nel 2008 era stata la stessa Provincia a dare il via libera per la discarica. Un via libera concesso senza quella riflessione - anche politica - che una lista con oltre cento tipologie di rifiuti avrebbe forse richiesto. Difficile ora tornare indietro da una concessione che apre allo stoccaggio di un larghissimo spettro di rifiuti. Lo dice anche il presidente Kutufà che la mozione approvata giovedì altro non è che una base da cui partire durante un confronto con Paolo Bellabarba, il proprietario dell'ex cava. «La mozione invita - spiega Kutufà - a valutare la possibilità di rivedere le tipologie di rifiuti in ingresso. Una valutazione, come si legge nella stessa mozione, da fare in accordo con la società che gestisce l'impianto». È evidente che Bellabarba potrà ritoccare i codici di rifiuti da sul monte La Poggia, ma non potrà depennarli quasi tutti, così come chiederebbe la mozione presentata dalla maggioranza in Porvincia. «Lui ci ha già fatto sapere - dice ancora Kutufà - di essere disposto a una revisione dei codici dei materiali, ma è ovvio che non potrà mai arrivare a una super riduzione del tipo di materiali». A questo punto viene un dubbio. Non era meglio se la concertazione sui rifiuti da ammettere al Limoncino veniva fatta prima delle autorizzazioni? «Bisogna valutare anche - conclude il presidente - che il progetto è nato per una chiara esigenza industriale di dare risposta a quelle aziende locali che, senza un impianto nella zona, sono costrette a smaltire in strutture lontane e con spese molto elevate rifiuti non pericolosi generati dalle loro lavorazioni. Inizialmente il tipo di rifiuti ammessi era in linea con questa intenzione di aiutare le industrie locali».
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