Gioco
Traffico di auto di lusso, nove anni e nove mesi a Giovannini
Luciano De Majo
Riciclaggio, ricettazione e rapina: mano pesante sullo spedizioniere
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LIVORNO. E' stato condannato a nove anni e nove mesi lo spedizioniere livornese Piero Giovannini, 59 anni, titolare della"Pg logistics". Giovannini è stato ritenuto colpevole dei reati di riciclaggio, ricettazione e rapina dal collegio giudicante del tribunale di Livorno, rimasto in camera di consiglio per sette ore prima di emettere la sentenza di un processo relativo a una lunga indagine effettuata dalla polmare.
Il pubblico ministero Fiorenza Marrara, nel corso della precedente udienza, aveva concluso chiedendo una pena più leggera per Giovannini: nove anni. A Giovannini è stata inflitta anche una multa di 6100 euro, ma è stata anche riconosciuta l'applicazione dell'indulto per un anno e 7 mesi. Il collegio (presidente Gabriella Marinelli, giudici a latere Beatrice Dani e Franco Pastorelli) ha condannato anche l'algerino Nouar Messai detto «Mimmo» a 7 anni e 6 mesi e 4500 euro di multa (la richiesta del pm era di 6 anni e 8 mesi) e Armando Baggio, 55 anni di Novara, a 6 anni e 3300 euro di multa (l'accusa aveva chiesto 6 anni e 8 mesi).
Assolti gli altri quattro imputati, a cominciare da Mehemed «Medo» Halilovic, bosniaco di origine ma abitante a Livorno da tempo, 41 anni, che invece il pm voleva veder condannato a 2 anni e 6 mesi. Confermate, invece, le richieste di assoluzione per Stefano Ceccherini, livornese di 34 anni, Barbara Sani, livornese di 39 anni e Fabrizio Busoni, livornese di 49 anni. I tre condannati dovranno risarcire le parti civili costituite nel processo (le assicurazioni Unipol e Allianz) e hanno ricevuto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sono ben quattordici i fatti che l'accusa contestava agli imputati.
Fra gli episodi più importanti, smascherati dalla polizia marittima, un traffico di auto di lusso rubate e destinate a diversi paesi esteri: Libia, Togo, Senegal. Prima di ritirarsi in camera di consiglio (intorno alle 13 di ieri, il dispositivo della sentenza è stato letto poco dopo le 20), i giudici hanno ascoltato le ultime difese, tra cui quella di Piero Giovannini, portata avanti dall'avvocato Giovanni Maggi, che aveva chiesto l'assoluzione per il suo assistito, ritenendo che avesse agito in stato di necessità anche a causa di difficoltà economiche delle attività che gestiva. Maggi aveva chiesto anche che fosse derubricata l'accusa di riciclaggio, ma i giudici si sono espressi in tutt'altro modo.
Il pubblico ministero Fiorenza Marrara, nel corso della precedente udienza, aveva concluso chiedendo una pena più leggera per Giovannini: nove anni. A Giovannini è stata inflitta anche una multa di 6100 euro, ma è stata anche riconosciuta l'applicazione dell'indulto per un anno e 7 mesi. Il collegio (presidente Gabriella Marinelli, giudici a latere Beatrice Dani e Franco Pastorelli) ha condannato anche l'algerino Nouar Messai detto «Mimmo» a 7 anni e 6 mesi e 4500 euro di multa (la richiesta del pm era di 6 anni e 8 mesi) e Armando Baggio, 55 anni di Novara, a 6 anni e 3300 euro di multa (l'accusa aveva chiesto 6 anni e 8 mesi).
Assolti gli altri quattro imputati, a cominciare da Mehemed «Medo» Halilovic, bosniaco di origine ma abitante a Livorno da tempo, 41 anni, che invece il pm voleva veder condannato a 2 anni e 6 mesi. Confermate, invece, le richieste di assoluzione per Stefano Ceccherini, livornese di 34 anni, Barbara Sani, livornese di 39 anni e Fabrizio Busoni, livornese di 49 anni. I tre condannati dovranno risarcire le parti civili costituite nel processo (le assicurazioni Unipol e Allianz) e hanno ricevuto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sono ben quattordici i fatti che l'accusa contestava agli imputati.
Fra gli episodi più importanti, smascherati dalla polizia marittima, un traffico di auto di lusso rubate e destinate a diversi paesi esteri: Libia, Togo, Senegal. Prima di ritirarsi in camera di consiglio (intorno alle 13 di ieri, il dispositivo della sentenza è stato letto poco dopo le 20), i giudici hanno ascoltato le ultime difese, tra cui quella di Piero Giovannini, portata avanti dall'avvocato Giovanni Maggi, che aveva chiesto l'assoluzione per il suo assistito, ritenendo che avesse agito in stato di necessità anche a causa di difficoltà economiche delle attività che gestiva. Maggi aveva chiesto anche che fosse derubricata l'accusa di riciclaggio, ma i giudici si sono espressi in tutt'altro modo.
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