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Livorno

«Senza assessore al sociale confronto inesistente»

Gli sfrattati in Comune
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Gli sfrattati in Comune

L'Unione inquilini sul caso della famiglia rom sfrattata da piazza Cavallotti

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 LIVORNO. In risposta alle parole dell'assessore al sociale del Comune di Pisa Maria Paola Ciccone sulla vicenda dei rom sfrattati, l'amministrazione cittadina fa sapere di non aver mai aderito al progetto Città Sottili. «Nell'agosto del 2004 - spiega il Comune -, dopo una segnalazione della Questura, i servizi sociali del Comune di Livorno presero contatto con le due famiglie rom e attivarono una serie interventi a carattere assistenziale indirizzati ai minori». Solo a quel momento il Comune apprese della presenza a Livorno delle famiglie e del loro inserimento nel progetto Città Sottili. «Il mantenimento - prosegue il Comune - era stato garantito per 6 mesi dall'Asl di Pisa, che aveva preso in locazione un appartamento in via Battisti, e poi dalla cooperativa sociale il Cerchio di Pisa che affittò al capofamiglia un appartamento in via del Cardinale».  Il Comune spiega che in questi anni ha continuato a seguire i minori coinvolti. «Nel frattempo, sono intercorsi numerosi contatti per chiarire la situazione e a richiamare gli impegni assunti dal Comune di Pisa nei confronti di quelle famiglie nell'ambito del progetto Città Sottili. Le risposte sono sempre state non risolutive di un problema che si intenderebbe scaricare sulle spalle della nostra comunità. A questo punto, non avendo assunto alcun impegno in progetti regionali, l'amministrazione comunale ritiene che, una volta esaurita l'assistenza di tipo emergenziale (garantita fino al 6 ottobre) le famiglie debbano rientrare nei percorsi di Città Sottili».  Intanto Unione inquilini, a cui le famiglie sfrattate sono iscritte dal 2009, sottolinea come gli assessori Lessi e Picchi, lo scorso anno, si organizzarono per trovare una soluzione. Poi tutto è saltato, con le dimissioni dell'assessore al sociale e Picchi che ha lasciato la delega alla casa. «Non c'è stato più niente da fare - spiega l'Unione inquilini - per l'assenza di interlocutori istituzionali a Livorno e la famiglia è stata costretta a lasciare la casa».

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