Il Tirreno

Livorno

«Noi stanchi sulle navi La tragedia di Genova poteva accadere qui»

«Noi stanchi sulle navi La tragedia di Genova poteva accadere qui»

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LIVORNO. Le immagini del tragico incidente al porto di Genova, in cui hanno perso la vita due turisti tedeschi precipitati dal traghetto con le loro auto, sono impressionanti. E scioccano chi, sulla banchina, vive e lavora. Il capo dei piloti del porto Fiorenzo Milani è uno di loro. ««È da domenica che non riesco a dormire, o meglio non riesco a dormire tranquillo. Ho visto e rivisto l'incidente di Genova e questo mi toglie il sonno». Milani conosce bene il comandante del traghetto Moby Otta, che è stato indagato per la tragedia: Giuseppe Vicidomini. E dice: «Era semplicemente stanco, come può esserlo chi resta imbarcato per sette mesi. L'incidente è figlio della stanchezza e, come è successo a Genova, poteva succedere a Livorno». L'amico Beppino. Accorata la lettera che Milani. Toccante il suo ricordo. «Non mi consolo pensando meno male che è successo a Genova e non a Livorno. Non trovo giusto che due ragazzi polacchi e tedeschi sbarcando da un traghetto possano trovare la morte. Non è giusto perchè magari era la prima volta che venivano in vacanza in Italia, e le vacanze servono per svagarsi e cercare un momento di felicità dopo un anno di lavoro. Ma personalmente conosco molto bene il Comandante del Moby Otta, Giuseppe Vicidomini per gli amici Beppino, lo conosco da circa venti anni, lui secondo ufficiale con la Moby Lines io giovane pilota». Era solo stanco. Avrebbe potuto essere un pilota di Livorno, Vicidomini, «ma nel concorso del 2000 preferì farsi bocciare, perchè ambiva a fare il comandante. Senza niente togliere agli altri comandanti di traghetti, Beppino è un comandante preparato, scrupoloso, gentile con i passeggeri, normalmente fa squadra con l'equipaggio, il suo equipaggio. Aveva appena finito la stagione con il Moby Drea, linea da Genova a Porto Torres, senza problemi, era appena arrivato a casa, occasione per godersi sua moglie e sua figlia, ma per motivi personali il comandante del Moby Otta era costretto a lasciare il comanndo della nave». Per sostituirlo viene chiamato il comandante Vicidomini: «Giuseppe si fa due conti, è stanco, ma probabilmente questo imbarco può permettergli di passare Natale a casa insieme alla sua famiglia, alla sua bambina. Accetta, su una nave che non è la sua, con un equipaggio che non è il suo, logorato da circa 7 mesi di imbarco, ma l'idea di passare un Natale a casa fa la differenza. Ripeto, non trovo giusto che due persone in vacanza siano morte, immagino il dolore dei familiari, ma non trovo neanche giusto che tutta la colpa debba ricadere su una sola persona». Poteva succedere qui. E qui Milani si fa toccante, rivolgendosi direttamente all'amico comandante: «Caro Giuseppe se è colpa tua, allora è anche colpa mia, potevo essere il pilota accanto a te e pur non conoscendo le cause che hanno spinto quella maledetta macchina avanti, credo che lo stesso incidente sarebbe potuto succedere ad Olbia, a Civitavecchia a Genova a Livorno O a Porto Torres a qualsiasi altro tuo collega, alla fine nessuno si chiederà quante persone ci sono in manovra sul ponte di comando, oppure quante ore ha riposato un comandante ed il suo equipaggio, oppure quanto sono lunghi i periodi di imbarco, probabilmente saranno importanti solo le procedure eseguite, ed allora io sarò responsabile quanto te, non come capo pilota ma come uomo di mare che ha permesso tutto questo, perchè finchè le cose vanno bene nessuno è responsabile ma poi alla fine uno paga per tutti».

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di Redazione web