Il Tirreno

Livorno

Protesta del comitato anti-discarica in consiglio provinciale: andremo per vie legali

Limoncino, lista dei rifiuti ridotta

Alcuni rappresentanti del comitato contro la discarica del Limoncino ieri hanno protestato durante la seduta del consiglio provinciale
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Alcuni rappresentanti del comitato contro la discarica del Limoncino ieri hanno protestato durante la seduta del consiglio provinciale

Approvata la mozione della maggioranza per limitare i conferimenti

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 LIVORNO. Volevano che la Provincia, che ha dato la concessione per quella discarica che osteggiano in ogni modo, si confrontasse con loro. Così ieri mattina una rappresentanza del comitato contro il riutilizzo dell'ex cava sul monte La Poggia si è presentata in consiglio provinciale. Erano una cinquantina e hanno atteso fino a tarda mattina.  A quell'ora, saltando vari punti all'ordine del giorno, è stata discussa la mozione presentata da un gruppo della maggioranza (Bogi e Celanti-Idv, Ceccantini, Bartalesi, Marchi e Bagnoli - tutti Pd e Adriani-Sel). Il documento chiedeva la revisione dei rifiuti in ingresso all'interno dell'impianto che dovrebbe sorgere al Limoncino, limitando le autorizzazioni a dieci tipologie, tutte derivanti da operazioni di costruzione e demolizione. «È un documento "lavacoscienze" - ha detto Maurizio Zingoni, Pdl -, visto che questa maggioranza ha già dato l'ok alla discarica. La mozione dei consiglieri di maggioranza è una presa di giro, si doveva chiedere la revoca della concessione». Di revoca non ha parlato l'assessore provinciale all'ambiente Nista, che alla preoccupazione del comitato che la discarica, tramite il percolato derivante dai rifiuti, possa inquinare la falda acquifera del monte La Poggia, ha risposto dicendo che là non c'è nessuna falda. Un'affermazione che ha scaldato gli animi dei rappresentanti del comitato. «Ma se l'avete detto voi che lì c'era l'acqua - hanno vociato -, in un documento fatto a vostre spese». «Per sgombrare il campo - ha proseguito Nista - da inesattezze colossali sappiate che la procedura di Via risale al novembre 2008 e si trova sul sito della Provincia. Governare un territorio vuol dire prendersi responsabilità e la gestione dei rifiuti implica scelte difficili. Il territorio provinciale produce 1 milione e 200mila tonnellate all'anno di rifiuti non pericolosi, il 45% dei quali finisce all'estero per essere smaltito. Bisogna dare una risposta per collocare gli inerti e se il ripristino ambientale implica la procedura di discarica allora bisogna seguire le norme».  Alla fine la mozione è stata approvata con 16 voti favorevoli e 6 contrari (Vaccaro, Naldini, Landi, Gragnoli, Corsinovi e Carabellese - tutti Pdl). Ed è esplosa la rabbia del comitato, che promette al più presto azioni legali. «Loro negano la presenza dell'acqua - ha detto dopo il consiglio proivinciale Rosaria Scaffidi, portavoce dei no-Limoncino - è assurdo. Tutti sano che è in superficie e anche nel sottosuolo. Oltretutto la collina è in movimento e piazzarci sopra il peso di una discarica significherebbe facilitare lo smottamento. La concessione per quell'impianto è un abuso di potere». Per non parlare del passaggio dei camion: «è molto pericoloso - ha detto la portavoce -, in una via stretta e residenziale com'è quella al Limoncino. Appena abbiamo le perizie dei nostri tecnici andiamo per vie legali contro la Provincia, che ha dato questa concessione». Intanto ieri i sindacati Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil hanno scritto al prefetto, chiedendogli un incontro urgente, per chiarirgli come «la situazione al Limoncino sta creando forte criticità, dato che l'impresa ci ha comunicato l'impossibilità di mantenere l'occupazione di almeno 60 lavoratori». A.C.

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